La storia di Marianne, ingegnere libanese e madre di quattro figli, mentre il conflitto si diffonde e raggiunge le zone vicine casa. Nel suo racconto, la difficoltà a rispondere alle domande dei ragazzi e il pensiero agli amici che vivono in zone travolte dalla guerra
Ci sono milioni di cittadini che restano alla finestra perché non si riconoscono nell’estremizzazione delle posizioni che caratterizza l’offerta politica in questa fase
Ogni Paese europeo tassa i carburanti con notevole decisione e ricava da queste imposte le risorse per pagare sanità e scuole. Finché però ci sono carburanti da tassare…
L’indagine della campagna Ero straniero: “Il ricorso alle sanatorie ha di fatto ostacolato l’ingresso di quella manodopera straniera che il mondo produttivo da anni chiede di poter assumere con meccanismi più flessibili”
Con la sua scia distruttiva di venti, piogge, mareggiate non ha risparmiato alla sua furia neppure parrocchie, scuole cattoliche, centri di assistenza alla maternità
"La popolazione è stremata. La situazione è sempre più incerta, soprattutto per i giovani. Almeno l’80% dei libanesi vive in condizioni difficili". È la testimonianza del vicario latino di Beirut, raccolta dal Sir e pubblicata nel dossier (n. 4 - ottobre 2024) "Camminare Insieme" di Caritas Italiana, intitolato "Libano, nel buio della notte", che fa il punto sui progetti realizzati nel Paese, nel corso degli anni, attraverso il Servizio per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli della Cei
Il prossimo 29 ottobre verrà presentato il Dossier statistico immigrazione di Idos, che anticipa alcuni temi. “La recente mobilitazione per allargare i canali di accesso alla cittadinanza italiana si accoda ai molti tentativi di riforma legislativa andati a vuoto nel corso dell’ultimo quarto di secolo, mentre le politiche migratorie hanno sempre più ristretto, per gli immigrati, il diritto di accesso a beni, servizi e misure di welfare”
Agnes Callamard, segretaria generale di Amnesty International: “Dalle nostre analisi è emerso che tali avvisi non solo includevano mappe sbagliate ma che erano stati emessi con poco anticipo (in un caso meno di 30 minuti prima di un attacco) e in piena notte, attraverso i social media, quando molte persone stavano dormendo, erano offline o non stavano seguendo i notiziari”