Nubi nere, missili e boati squarciano l’illusione di un pezzo di Ucraina prima di oggi non coinvolto nel conflitto. Ma la paura non scalfisce l’ospitalità e l’organizzazione per dare riparo a chi ancora sta cercando di fuggire all’estero
«Diteci dove serviamo e noi arriviamo». Non è uno slogan da sminuire, ma un messaggio rapido e incisivo perché il tempo scorre e non ce n’è mai a sufficienza quando serve per aiutare chi è in difficoltà.
Il rigassificatore al largo di Porto Tolle rappresenta la concreta possibilità che l’Italia ha per diminuire progressivamente la dipendenza dal metano russo. Allo studio c’è il potenziamento dell’impianto di Porto Tolle e del Tap in Puglia, acquistando o noleggiando nuove navi per la rigassificazione del gas naturale liquido
Lech Wałęsa, il primo presidente di una Polonia libera, si dice convinto che per i polacchi tutti i profughi sono altrettanto degni di compassione e aiuto. Egli, infatti, non fa differenza tra i rifugiati dall’Ucraina sotto le bombe, e i profughi al più spesso provenienti dall’Asia e dal Medio Oriente che cercano di attraversare il confine che divide la Polonia dalla Bielorussia. Anche i vescovi polacchi si sono appellati più volte alle autorità governative affinché ai migranti alla frontiera bielorussa venga riconosciuto il diritto internazionale d’asilo e venga prestato loro l’aiuto e sostegno necessario. Ma il muro continua a crescere.
I segnali sono incoraggianti, ma aspettiamo di vedere come va a finire. Invita alla calma Alessandro Politi, direttore della Nato Defense College Foundation, al termine della prima giornata di incontri ad Istanbul fra la delegazione russa e quella ucraina.
La ministra dell'Interno in audizione in commissione Schengen alla Camera fornisce i dati dell'accoglienza: arrivati 75.115 ucraini di cui 38 mila donne, 7 mila uomini, 22 mila minori. Rallenta il ritmo degli arrivi negli ultimi giorni
Secondo un nuovo rapporto pubblicato oggi, 147 milioni di bambini nel mondo hanno perso più della metà della loro istruzione in presenza negli ultimi 2 anni. Nei paesi analizzati, l'attuale ritmo di apprendimento è così lento che ci vorrebbero 7 anni per la maggior parte degli scolari per imparare le competenze fondamentali di lettura che avrebbero dovuto essere acquisite in 2 anni