Nessuna retorica. Anche dopo anni sarebbe di cattivo gusto. E nemmeno rancore, perché la giustizia ha fatto il suo corso. Ma riconoscenza. A un decennio di distanza, Luciano Castro, uno dei naufraghi della Costa Concordia, ricorda chi si è adoperato per aiutare e chi ha accolto fin da subito. Il 13 gennaio ricorre l’anniversario di una tragedia inspiegabile, avvenuta di fronte all’isola del Giglio a tarda sera, costata la vita a 32 persone. Da giornalista, mentre era ancora in attesa di essere salvato, Castro diede la notizia alle testate di ciò che era appena avvenuto. Oggi al Sir ricorda i frangenti saldati nella memoria: il rumore, il panico, le bugie dalla plancia, i volti degli inservienti, la nave gigante che il vento sposta e protegge in qualche modo da un esito più nefasto. E ancora: l’arrivo al Giglio, il freddo, le coperte degli albergatori, la chiesa rifugio, le arance di chi è giunto fra i primi ad aiutare.
Parla il vescovo di Almaty e presidente dei vescovi cattolici del Kazakistan dopo le giornate di ferro e fuoco che hanno lasciato in città ancora oggi segni di assedio e distruzione. “Il fatto che il Papa abbia parlato domenica scorsa del Kazakistan è un segno di comunione. Il suo appello al dialogo e alla fraternità è la strada per questo Paese”, dice mons. José Luis Mumbiela Sierra che aggiunge: “La pace è un dono di Dio ma anche frutto del nostro impegno e del nostro lavoro. Questa pace è anche il sogno di un Kazakistan multietnico, multireligioso, un Kazakistan di concordia. Stiamo sognando e ma stiamo anche costruendo perché questo sogno si realizzi”
Il docente dell'ateneo veneziano e direttore delle ricerche su Russia, Caucaso e Asia centrale dell’Ispi analizza per il Sir la situazione nel Paese, retto da un governo autoritario che ha represso con estrema violenza le manifestazioni popolari. "In Kazakistan si potrebbe vivere come a Dubai, invece...". Pesanti le ingerenze della Russia. Ma sorgono dubbi anche sullo spontaneismo delle proteste di piazza
L'impegno di Unicef. Sheldon Yett: "L’incendio ha bruciato 300 rifugi e ne ha danneggiati altri 500. Danneggiati due centri di apprendimento sostenuti dall'Unicef per i bambini rifugiati rohingya e quasi 200 strutture per i servizi idrici e igienico-sanitari"
“Finora siamo tutti al sicuro e sopravviviamo grazie alla protezione di Dio. Ma la guerra è entrata nella città di Loikaw. Da tre giorni sono in corso pesanti combattimenti. Siamo attaccati non solo con armi pesanti ma anche con aerei ed elicotteri. Ci sono molti sfollati interni (circa 200) nel complesso della cattedrale. Ci sposteremo in un altro posto perché qui è impossibile rimanere”.
Rapporto Cerved. Spesi 136,6 miliardi per prestazioni di welfare (più di 5 mila euro a famiglia): in crescita quelle per salute, assistenza agli anziani e istruzione . Il 50,2% ha rinunciato a prestazioni nella sanità, 56,8% nell’assistenza agli anziani, 58,4% nell’assistenza ai bambini, 33,8% nell’istruzione. Pesano problemi economici, indisponibilità del servizio e inadeguatezza dell’offerta