Hanno vinto gli atleti. E Olimpiade sia

Ci siamo, finalmente il 23 luglio 2021 è giunto, con il suo carico di sogni, speranze e sudore. Tokyo e la sua notte saranno illuminate dal braciere olimpico che brucerà con le fiamme arrivate dal sacro stadio di Olympia: i Giochi della XXXII Olimpiade di Tokyo cominciano, con un anno di ritardo, ma cominciano, testardi testimoni di quella volontà di non arrendersi mai che è tipica dell’atleta olimpico. Nella guerra contro la pandemia sono state perse non una ma più battaglie: lo spostamento di un anno, la perdita del pubblico, la paura che ancora attanaglia i Governi e gli enti sanitari dei Paesi che vedranno sventolare la propria bandiera sull’ovale dello Stadio Olimpico di Tokyo

Grazie lo stesso, Matteo, ragazzo italiano. È stato un pomeriggio stupendo

A Wembley la finale d’Europa calcistica, a Wimbledon, a sedici chilometri più a Sud, un’altra storia che pochi avrebbero pensato potesse divenire realtà: a sfidare l’onnivoro numero uno del tennis mondiale, in una partita durata 3 ore e 24 minuti, è stato un ragazzo italiano. E, comunque sia andata, non è stato un caso, perché dietro questa prima finale a Church road per un italiano ci sono duri e continui allenamenti, affetti, famiglia, gruppo, umiltà e talento. Dopo 144 anni - quasi un secolo e mezzo dalla fondazione - un italiano ha giocato una finale, qui nel tempio del tennis, 45 anni dopo quella vinta sulla terra del Roland Garros da un altro italiano, Adriano Panatta, guarda caso pure lui di Roma. Anche se stavolta è stato diverso, perché qui eravamo sull’erba, e Matteo giocava contro il più forte tennista di tutti i tempi, in grado di eccellere su qualsiasi superficie