Il 27 marzo 1987 nella missione comboniana di Lira nel Nordest dell’Uganda, moriva padre Giuseppe Ambrosoli. Aveva 64 anni e ne aveva vissuti 31 in Uganda, a Kalongo, come missionario, sacerdote e medico. Era chiamato il medico della carità. Domenica 20 novembre 2022 a Kalongo è stato proclamato beato.
In questo inizio di primavera (ma davvero c’è stato l’inverno quest’anno?) ci sono due parole che fanno da filo rosso: scelte coraggiose. A voi cari lettori di questo giornale sarà forse tornato alla mente il messaggio con cui il card. Zuppi ha aperto lunedì scorso il consiglio permanente della Cei.
30 anni fa, il 25 marzo 1993, in Italia è stata introdotta la norma per l’elezione diretta dei primi cittadini da parte degli elettori, rafforzando fiducia e governabilità dei Comuni
Mentre la religiosità mira all’autoperfezionamento, la fede mi fa scoprire il Volto di qualcuno che mi ama, e ha preso l’iniziativa di venirmi a ripescare dalle mie tenebre, non restituendomi, bensì dandomi per la prima volta la vista vera, mentre io magari pensavo che neppure ci fossero alternative alla mia saccente cecità!
Tutti sanno chi sia Giuseppe. La risposta sarebbe immediata e netta. Lo sanno davvero oppure si tratta di uno stereotipo che ha solcato i secoli ed è difficile da scalzare? In realtà: Giuseppe chi sei? Perché ci interpelli e ci costringi a pensare e, talvolta, anche a cambiare il nostro pensiero? L’iconografia offre un ventaglio di interpretazioni e di suggestioni, di colori e di forme, è innegabile
Il naufragio di Cutro interroga anche il Parlamento europeo. Tra gli eurodeputati italiani c'è Pietro Bartolo, per 30 anni medico di Lampedusa che guarda al fenomeno migratorio come un'opportunità. Ma non dimentica la tragedia dei morti nel Mediterraneo. "Sappiamo benissimo che l’Europa è un continente vecchio, fra qualche anno saremo una Rsa. Quindi abbiamo bisogno di queste persone che ci possono aiutare a risolvere i nostri problemi di natura demografica, economica, culturale, di tutti i tipi"
“Quando c’è questo tipo di violenza o tafferugli come quelli successi ieri a Napoli per la partita Napoli-Eintracht, tutti i valori positivi dello sport si annullano, vengono oscurati. Ma voglio anche sottolineare che ci sono state tantissime persone che hanno vissuto anche la partita di ieri con gioia e comprendendo bene il valore sportivo dell’evento. Purtroppo, però, il male è quello che fa più rumore e attira l’attenzione di tutti”.