Il 3 dicembre è la Giornata internazionale delle persone con disabilità. Una ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite nel 1992 davvero importante, sotto moltissimi punti di vista.
«Fornire servizi alle persone con disabilità oggi più di ieri significa avere ben chiaro che i servizi sono strumenti, ma il vero compito è creare le condizioni perché ogni persona abbia il diritto di realizzare il suo progetto di vita. È il principio della Convenzione Onu per una concreta e reale autodeterminazione».
I fatti di Ischia e le attenuanti all’obbligo del Pos. Due vicende che sembrano legate solo dalla contemporaneità con cui sono arrivate sulle prime pagine dei maggiori giornali italiani. Eppure le cose stanno tutt’altro che così.
L’idea fissa nella scuola è “prendere bei voti” onde avere riconoscimenti da quelli a cui teniamo, e se un mio compagno è in difficoltà lo posso pure aiutare, per carità, purché questo non penalizzi i miei di voti, come in quegli antipaticissimi frangenti in cui il secchione non aiuta i compagni in difficoltà non si sa perché, per principio, e viene pure elogiato per i suoi risultati (sulla carta). Ecco, di questi meriti i ragazzi, e la futura società che andranno a costituire, non hanno più bisogno, perché hanno creato quella attuale di società, fatta di atomi in competizione tra loro, che si aggregano per lo più solo per reciproca utilità. Valorizzare il merito ha senso, se tale riconoscimento avrà sempre più di mira le capacità collaborative e relazionali della persona, ripensando nel caso gli stessi parametri valutativi del rendimento. Questo potrebbe aiutare a capire sempre meglio che, solo in apparenza paradossalmente, la specificità di ciascuno sono gli altri
In Italia c'era già il Reddito d'inclusione, risultato di una lunga sperimentazione e di un confronto, tutto sommato proficuo, tra la politica e la società civile. Sarebbe stato fisiologico ripartire da questo livello.