Se da un lato gli italiani come collettivo tendono a chiudersi, dall’altro come singoli tendono sempre a raccontarsi e rappresentarsi sui social network. Questo atteggiamento contrapposto rischia di alterare la percezione autentica del paese reale, mortificando quel senso di comunità che dovrebbe essere il fondamento di ogni popolo. Destrutturare la dimensione comunitaria significa, infatti, mandare la società in cortocircuito. Non solo a livello identitario ma in riferimento a tutto quel corpus di norme, valori e istituzioni che la legittimano come tale e ne assicurano il funzionamento. In questo modo l’incertezza già dominante si trasforma in paura (dei migranti, ma non solo) rendendo l’individuo ancora più solo in tutti quegli spazi tradizionali che dovrebbero proteggerlo e che invece sono spesso avvertiti come insicuri
Marisa Iannucci, ricercatrice e studiosa, rilegge il contributo offerto dalle donne al pensiero islamico e le cause della loro progressiva emarginazione. Le donne sono le prime vittime del clima di razzismo e paura nei confronti dell'islam che oggi domina anche l'Europa.
La May traballa per il Brexit, Macron chiede scusa ai gilet gialli. E l'Italia rivede le cifre della manovra finanziaria. Talvolta si profila la necessità per i governanti di riconsiderare le posizioni assunte, di rimangiarsi qualche promessa irrealizzabile o addirittura dannosa per il proprio Paese. Il Consiglio europeo del 13 e 14 dicembre dovrà occuparsi anche di questi problemi.
Quel che serve oggi è “una responsabilità politica che non abbia paura della complessità” e che quindi “sappia riconoscere le diversità”. Perché – e qui il Rapporto cita Gianni Rodari – “la lacrima di un bambino capriccioso pesa meno del vento, quella di un bambino affamato pesa più di tutta la terra”
Ci riferiamo a Lei che ben comprende il nostro stato lancinante e rischioso, perché toccata da vicino da sofferenze a dir poco considerevoli e può accompagnarci nel cammino. Di più, guardare la nostra macchia dolente se, d’un canto fa crescere in consapevolezza, dall’altro rischia di far precipitare in un gorgo buio. Guardare alla sua Bellezza invece suscita desideri luminosi che possano contagiare ed educare ogni essere umano al rispetto, alla condivisione del cammino senza prevaricazione, allo sguardo gettato sulla donna senza che nulla intorbidi il rapporto. Bellezza luminosa: genera bellezza luminosa a tutti donata
Entrare nel merito del dibattito è ormai quasi impossibile. Chi non vuole la Tav inserisce questa opzione all’interno di un modello articolato di "sviluppo sostenibile" che guarda a un futuro di lungo periodo; mentre i favorevoli al treno veloce guardano ad un "presente" in cui il rischio che il Piemonte rimanga tagliato fuori dalle grandi vie di comunicazione europee è molto concreto – invece che da Lione e Torino il treno potrebbe passare da Marsiglia e Genova oppure, a Nord, da Lione, Ginevra e Losanna…
Nasce da questo bisogno il convegno in svolgimento al Policlinico “Gemelli” di Roma, giovedì 6 dicembre: “Curare con il cuore”. Espressione altamente evocativa di una relazione di cura di prossimità e immedesimazione con il malato e il suo male. Relazione di empatia, che penetra nel pathos, nel sentire e soffrire del malato; di compassione, che lo prende con sé, ne con-divide la sofferenza; e di consolazione, che porta e dona al malato il solatium, il sollievo cioè e il conforto della medicina
Il presepe è una tradizione, sì; ma nel senso pieno del termine, che è quello di aiutarci a tramandare una verità che nel logorio quotidiano rischiamo di non cogliere più nella sua dirompente bellezza. Di fronte al presepe si sosta in preghiera. E poi si riparte, per dire che sì, Dio non è un’idea da contemplare, che si è realmente incarnato e noi vogliamo esserne testimoni. Il resto, da qualsiasi parte vengano, sono solo polemiche inutili.