Il primo bilancio sociale del Redentore di Este

«Il nostro non vuole essere un bilancio fine a se stesso – spiega don Michele Majoni, vicario parrocchiale a Santa Tecla – che miri soltanto a far quadrare i conti, ma uno strumento per migliorare la gestione del patronato, senza mai perdere di vista i valori cristiani che stanno alla base».

Il primo bilancio sociale del Redentore di Este

A volte i numeri, da soli, non bastano a descrivere le risorse presenti all’interno di una comunità cristiana, soprattutto se può contare su un centro aggregativo spazioso e vivace come il patronato del Santissimo Redentore di Este.

Così la parrocchia di Santa Tecla quest’anno ha deciso di presentare ai membri del consiglio pastorale il bilancio sociale delle attività, in modo da far conoscere ai fedeli la ricchezza di volontari, proposte e iniziative che gravitano attorno alla struttura.

A occuparsi del bilancio e della sua presentazione è stato il vicario parrocchiale don Michele Majoni, che è anche il direttore del patronato, l’unico ad avere una visione d’insieme su una struttura sempre pronta ad accogliere gruppi e associazioni e che nel tempo è diventata un punto di riferimento soprattutto per i giovani.

«L’esigenza di presentare il bilancio sociale – spiega don Michele – è nata dal fatto che in questo mondo si parla sempre di numeri, ma raramente i numeri parlano delle persone. Il nostro non vuole essere un bilancio fine a se stesso, che miri soltanto a far quadrare i conti, ma uno strumento per migliorare la gestione del patronato, senza mai perdere di vista i valori cristiani che stanno alla base». Un’economia al servizio delle persone, quindi, lontana dalla logica dei tagli indiscriminati e attenta alle esigenze delle fasce più deboli della società, come gli anziani e i disabili. Per loro il patronato è diventato una seconda casa in cui si sentono accolti e valorizzati attraverso attività che, accanto ai momenti di svago, riescono a proporre occasioni di incontro e di crescita.

L’accoglienza e il sostegno sono i due pilastri su cui poggia anche un altro dei servizi offerti dalla struttura: lo sportello di “aiuto compiti” dedicato ai bambini colpiti dalla dislessia. A partire da ottobre, inoltre, verrà attivato per i ragazzi e per le loro famiglie un percorso di sensibilizzazione ai temi del bullismo e delle insidie della rete. Oltre a ospitare queste proposte, il patronato Redentore è anche la “base operativa” di molte associazioni presenti in parrocchia, come l’Azione cattolica, gli scout, il gruppo famiglie e la polisportiva che gestisce i campi da calcio e da basket, la palestra e la pista di atletica.

L’atmosfera che si respira varcando il cancello affacciato su viale Fiume a Este è quindi di grande vivacità: durante il giorno il patronato brulica di bambini e di giovani, soprattutto d’estate durante le due settimane di grest, quando le aule di catechesi si trasformano in laboratori creativi in cui i ragazzi danno prova del loro talento manuale.

Una ricchezza di iniziative resa possibile anche grazie al dialogo con realtà esterne, soprattutto le scuole, la fondazione Irea Morini Pedrina-Pelà Tono di Este che si occupa delle persone con disabilità, i servizi sociali del comune, l’Ulss e il Sert, il servizio per le tossicodipendenze.

«Il nostro obiettivo – spiega il vicario parrocchiale – è mettere al centro le persone, spalancando le braccia anche a chi nella vita ha fatto degli errori, senza mai giudicare ma mettendo in pratica quell’accoglienza sincera di cui parla il vangelo». Alla crescita umana e spirituale dei fedeli si accompagna, dunque, l’impegno a interpretare le esigenze del tessuto sociale del territorio. Un compito difficile ma stimolante di cui la parrocchia ha deciso di farsi carico sostenendo economicamente le spese di gestione della struttura, che ammontano a circa 15 mila euro l’anno. Il patronato, infatti, nonostante le accortezze adottate per risparmiare, non è in grado di autofinanziarsi. «Questo debito non deve però essere visto come un peso – conclude don Majoni – altrimenti ci trasformiamo in un’azienda, ma piuttosto come un investimento a vantaggio della comunità».

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