Paolo VI, discepolo del Signore, guida della chiesa

Il 6 agosto del 1978 moriva il Pontefice che fu timoniere del Vaticano II. Papa Montini è stato un uomo, un cristiano, un vescovo che ha cercato e praticato il dialogo in tutti i campi, nella convinzione che esso è l’unico strumento in grado di far crescere e maturare la Chiesa come anche la stessa società civile e l’umanità tutta. Per lui furono decisive alcune figure a partire dalla mamma Giuditta e dal papà Giorgio.

Paolo VI, discepolo del Signore, guida della chiesa

La figura di Giovanni Battista Montini, beato Paolo VI, è così ricca, articolata e complessa che risulta difficile presentarla nello spazio necessariamente limitato di un articolo. Dalla sua morte, avvenuta nel 1978, a oggi, grazie anche alla beatificazione, presieduta da papa Francesco nel 2014, molto si è scritto e detto su questo Pontefice, stimolati anche dalla forza della sua testimonianza, dalla profondità del suo pensiero, dalla passione con cui visse il suo tempo, condividendone gioie e dolori, luci ed ombre, vittorie e sconfitte. 

Paolo VI fu un uomo, un cristiano, un vescovo che cercò e praticò il dialogo in tutti i campi, mosso dalla convinzione che esso è l’unico strumento in grado di far crescere e maturare la chiesa come anche la stessa società civile e l’umanità tutta. Una conferma, in tal senso, l’abbiamo nell’enciclica Ecclesiam suam del 6 agosto 1964, incentrata sulla chiesa e dove troviamo passaggi divenuti storici sul valore e la necessità del dialogo tra gli uomini e tra i popoli.

Ma chi fu Giovanni Battista Montini? 

La risposta a questa domanda può essere cercata, partendo da varie prospettive. Personalmente, ritengo che per capirne la personalità sia necessario rifarsi a figure precise, che lo segnarono indelebilmente.

Innanzitutto, Giuditta Alghisi, la madre, dalla quale Giovanni Battista imparò a pregare e ad apprezzare e coltivare la vita spirituale. L’amore alla preghiera, alla liturgia, alla meditazione costituirono un esercizio prezioso che il futuro papa coltivò fedelmente per tutta la vita.

La relazione con Gesù Cristo è un elemento imprescindibile per comprendere il pensiero montiniano, come ben testimoniano molti testi. Ne cito due particolarmente significativi. Il primo, diventato famoso come preghiera dal titolo O Signore, tu ci sei necessario, è inserito nella Lettera pastorale Omnia nobis est Christus inviata dall’arcivescovo Montini alla Chiesa di Milano per la Quaresima del 1955; il secondo l’omelia tenuta il 29 novembre 1970 da Paolo VI al Quezon Circle di Manila durante il viaggio in Estremo Oriente ed Australia.

Accanto alla madre, altra figura importante per Giovanni Battista fu il padre, dal quale apprese la passione, l’interesse, l’impegno per la cultura, la politica, i valori della giustizia, della libertà, della solidarietà, del rispetto. Giorgio Montini educò il figlio ad essere un cittadino cristianamente motivato, a partire dalla sua esperienza di giornalista e di politico. Ed il figlio fece tesoro di questi insegnamenti, che influenzarono significativamente il suo ministero presbiterale nella Fuci e nella Curia romana come anche il suo ministero episcopale a Milano e a Roma. Di grande significato fu anche il suo incontro con la cultura francese del Novecento, di cui furono preziose testimonianze l’amicizia con Jacques Maritain e Jean Guitton.

Un terzo riferimento importante per comprendere Giovanni Battista Montini è la comunità dei padri filippini dell’Oratorio della Pace di Brescia, in specie padre Giulio Bevilacqua e padre Paolo Caresana. Questi religiosi aiutarono il futuro pontefice ad armonizzare i doni ricevuti dai genitori e a valorizzarli e ad arricchirli nel contesto di una Chiesa inserita nel mondo, nella storia, dove essa è chiamata ad annunciare e testimoniare Dio amore. Tale esperienza, lunga ed intensa, contribuì ad aiutare Giovanni Battista nell’orientarsi al ministero ordinato. 

Ricevuta l’ordinazione sacerdotale il 29 maggio 1920 dalle mani del vescovo di Brescia, Giovanni Battista iniziò il suo lungo servizio alla chiesa, che si concretizzò nella Curia romana (per circa 30 anni); nella citata Fuci, dove fu punto di riferimento per molti giovani, poi chiamati ad essere protagonisti della vita politica italiana nel secondo dopoguerra; nell’esperienza pastorale quale Arcivescovo di Milano (1955 – 1963); infine quale vescovo di Roma (1963 – 1978), successore di Giovanni XXIII. 

Soprattutto da Papa, Montini lascerà una testimonianza, che il passare del tempo manifesta sempre più nella sua grandezza e profondità. Fu il paziente e tenace timoniere del Concilio Vaticano II; iniziò l’esperienza dei viaggi papali con scelte mirate ed eloquenti; scrisse documenti ancora oggi oggetto di studio quali le encicliche Ecclesiam suam, Populorum progressio, Humanae vitae, le esortazioni apostoliche Marialis cultus e Evangelii nuntiandi; compì gesti che contribuirono a cambiare il porsi della chiesa e del papato nel mondo.

La vita di Paolo VI fu spesa per amore al Signore e alla Chiesa; ce lo confermano due testi del Pontefice: il testamento, dove afferma:

«Fisso lo sguardo verso il mistero della morte, e di ciò che la segue, nel lume di Cristo, che solo la rischiara”; il pensiero alla morte, dove scrive: “E alla Chiesa a cui tutto devo e che fu mia, che dirò? Le benedizioni di Dio siano sopra di te; abbi coscienza della tua natura e della tua missione; abbi il senso dei bisogni veri e profondi dell’umanità; e cammina povera, cioè libera, forte ed amorosa verso Cristo»

La biografia

Nasce il 26 settembre 1897 a Concesio, paese della Val Trompia, a nord di Brescia. Il 29 maggio 1920 è ordinato sacerdote. Va a Roma, dove lavora nella Segreteria di Stato Vaticano. Si laurea in filosofia, diritto civile e diritto canonico. Fino al 1933 è assistente ecclesiastico della Fuci. Nel 1937 è sostituto della Segreteria di Stato e collabora con il card. segretario di Stato Eugenio Pacelli. Nel 1954 è eletto arcivescovo di Milano. Nel 1958 Giovanni XXIII lo consacra cardinale. Il 21 giugno 1963 viene eletto papa. Muore il 6 agosto del 1978.

Massimo Pozzer

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