C'è una antica pulsione che periodicamente fa capolino – da una parte e dall’altra, va ricordato – quando la chiesa si permette di esprimere una parola chiara in merito ai temi del dibattito sociale e politico. Così è stato anche in questi giorni riguardo al tema dello ius soli.
Ma immaginare che le buone leggi si scrivano mettendo il silenziatore alla società civile (chiesa compresa), non ci pare segno di saggezza.

Credo che molti di noi abbiamo avuto modo di vedere o per lo meno seguire le vicende del film Silence di Martin Scorsese. Una storia ambientata nel Giappone del 17° secolo che presenta la vicenda delle missioni gesuite nel periodo cruento delle persecuzioni.

Non credo saranno i grandi istituti umanistici a salvare la poesia. E sebbene questi siano tempi infuocati, è nell’oscurità che la luce manifesta il suo splendore. Così è per lucciole, così è anche per quello che rimane della poesia. Entrambe date per estinte, ma sempre pronte a riaccendersi, nell’antro incontaminato della nostra anima.

Grazie agli stimoli che ci stanno venendo dal vescovo Claudio, la nostra chiesa si sta domandando con sempre maggiore intensità: ma come saremo tra quindici anni? E come sarà il mondo in cui saremo chiamati a portare la nostra testimonianza?
Ecco, mi pare che questa “sana angoscia” faccia raramente capolino nelle discussioni politiche. Ed è un peccato, specie oggi che quasi dieci milioni di elettori sono chiamati a scegliere chi lo guiderà, il loro futuro.

«Per me anche le pietre sono creature vive, le colonne, le facciate delle case, i marciapiedi d’asfalto o di sasso: sono parte di me stesso, sono il mio corpo, ossa e carne di questa mia umanità che si dilata nelle cose». Parole di David Maria Turoldo molto lontane da quelle che hanno movimentato nei toni, non altrettanto nei contenuti, il tempo delle elezioni comunali che si concluderanno il 25 giugno con i ballottaggi.

«Attenti, la parrocchia non è solo quella che vedete di domenica». Così ci ripeteva il rettore della mia formazione seminaristica, don Mario Morellato, quando si parlava delle prime esperienze pastorali festive negli anni di teologia.

Passare dalla rispettosa indifferenza a una efficace sinergia. Nel nome delle giovani generazioni. È quanto si potrebbe auspicare per la comunità scolastica e quella cristiana che hanno in comune molto, a partire dalla passione per la verità che scaturisce in una proposta educativa aperta alla realtà e volta a una ricerca libera e responsabile. 

Una serie di citofoni. Il volto del parroco che legge velocemente i cognomi delle famiglie. Suona il campanello. Dall’altra parte del citofono una voce che chiede: «Chi è?». «Sono il parroco; sono venuto a visitare la vostra famiglia e a portare la benedizione del Signore». «Scusi, ma non abbiamo tempo»; «Venga, padre»; «Noi non crediamo; grazie ugualmente». Oppure “silenzio”: in casa non c’è nessuno!!! Vale ancora la pena oggi fare il giro delle benedizioni per le case della comunità? Padre Mauro Pizzighini, dehoniano, parroco del Crocifisso a Padova, spiega perché sì. 

Il grande giorno è arrivato. Dopo i mesi trascorsi nell'organizzazione e negli incontri sul territorio per ascoltare, coinvolgere e spiegare, don Paolo Zaramella (coordinatore del Sinodo) e don Mirco Zoccarato (direttore dell'ufficio di pastorale dei giovani) consegnano alla chiesa di Padova le emozioni e le speranze per l'anno di cammino condiviso in cui i giovani sono chiamati a tratteggiare il profilo della chiesa del futuro.
Allegato alla Difesa in edicola e in parrocchia, uno speciale in otto pagine da conservare tutto l'anno con un'intervista al vescovo Claudio e tutto ciò che c'è da sapere per vivere e accompagnare al meglio questa esperienza inedita per la diocesi di Padova.

Martedì 20 giugno papa Francesco sarà a Bozzolo e a Barbiana per pregare rispettivamente sulla tomba di don Primo Mazzolari e di don Lorenzo Milani. I due preti, pur diversi nella personalità, hanno in comune il fatto di aver insegnato che la fede cristiana ti vuole incontrare nella tua umanità, perché tu sia anzitutto un uomo vero. È questa fede che ti porta a impegnarti per la dignità della persona umana, per l’inviolabilità dei suoi diritti, e per una chiesa che sappia essere attrattiva e profetica.