Ho letto con piacere la lettera sul ruolo dei padrini e delle madrine sulla Difesa del 5 marzo e anche la risposta di don Giorgio Bezze. Mi trovo in completa sintonia con entrambi e mi è venuto spontaneo scrivere queste righe di testimonianza personale, ma che racchiudono in sé anche alcune fatiche.

Un appuntamento al quale è convocato tutto il popolo italiano, non per una sterile e retorica commemorazione, ma per “rinfrescare” quella coscienza che nell’ormai lontana primavera del 1945 ricompaginò in unità l’identità della nazione, dilaniata dalle tragiche vicende della guerra scatenata dalle ideologie totalitarie e neopagane del nazifascismo, con la drammatica e crudele appendice della “guerra civile”.

È stato ucciso per una bevanda, Emanuele Morganti, il ragazzo ventenne picchiato fuori da un locale ad Alatri, in provincia di Frosinone, e morto dopo due giorni di agonia in un letto del policlinico Umberto I°. «Tutti si staranno chiedendo – ha ricordato il vescovo Lorenzo Loppa nell’omelia ai funerali – dov'eri Signore quando Emanuele veniva pestato? Il Signore risponde: ero in quel corpo martoriato, morivo lì un'altra volta». Ma cosa spinge a uccidere per così futili motivi?

Questa sorta di strabismo nella politica migratoria, dimostrato nello stesso giorno, fa comprendere come si è lontani dal considerare l’attuale stagione migratoria come una “sfida” che dovrebbe determinare una nuova prospettiva politica, sociale e culturale nel governo delle migrazioni. Forse in questo momento, concretamente e realisticamente, sarebbe stato importante guardare alle storie, ai viaggi dei migranti, alle fatiche delle nostre comunità nel vedere la direzione in cui si sta andando nella tutela dei migranti e, al tempo stesso, del territorio e prendere la strada di risposte organiche, fedeli alla identità sociale, culturale e religiosa del nostro paese.

Venticinque anni fa iniziava l’assedio di Sarajevo. Oggi che la guerra è finita, rimangono ancora le ferite invisibili di un conflitto che ha mutato per sempre gli equilibri etnici e religiosi. Riflettere su questo anniversario all’inizio della Settimana Santa ci può aiutare a pensare alle tante Vie Crucis che quotidianamente, a causa delle guerre e delle violenze, milioni di persone percorrono in tutto il mondo.

La Camera dei Deputati ha approvato, con un ampio scarto di voti (326 favorevoli, 37 contrari, 4 astenuti), il ddl 1142 sulle Dat. Un testo che, pur ritoccato dall’assemblea parlamentare con l’accoglimento di alcuni emendamenti migliorativi (proposti per lo più da deputati cattolici), nel suo insieme rimane sostanzialmente “irricevibile”.

Il mondo del volontariato, che ha la capacità di vedere prima i processi sociali e politici si sta impegnando per accompagnare le prossime elezioni con un percorso motivato, partecipativo e democratico.

Mentre a Roma si rifletteva sui 60 anni dei Trattati di Roma e veniva diffusa la dichiarazione comune dei leader europei sul futuro di un “sogno” che ha consentito settant’anni di pace, alcune comunità di emigrati italiani in Belgio si ritrovavano a condividere, su invito di Migrantes che presentava il “Rapporto italiani nel mondo 2016”, alcune riflessioni sulla loro storia e, in particolare, sul contributo da loro offerto alla costruzione della casa comune europea.

Papa Francesco è stato il protagonista morale delle giornate dedicate alla celebrazione dei 60 anni dei Trattati di Roma, con l’attenzione rivolta a quella che sarà l’Europa di domani. Il discorso pronunciato in Vaticano e la visita a Milano rappresentano un tutt’uno. Sarebbe impossibile capire il primo senza comprendere la seconda. Infatti, venerdì ha ricordato a tutti noi quale è la vera identità dell’Europa e sabato ci ha dimostrato che in quella identità si riconoscono gli europei.
Antonio Tajani, presidente del parlamento europeo

«Il Pastore Risorto si fa compagno di strada di quanti sono costretti a lasciare la propria terra a causa di conflitti armati, di attacchi terroristici, di carestie, di regimi oppressivi». Le parole di papa Francesco nel messaggio Urbi et orbi del giorno di Pasqua suonano come l’ennesimo appello a un mondo che pare aver smarrito la strada della pacifica convivenza, attanagliato da conflitti, crisi umanitarie, migrazioni. Arrivano mentre sulle coste italiane sbarcano in pochi giorni quasi 10 mila migranti, in gran parte provenienti da Bangladesh, Nigeria, Guinea. Ad accoglierli, un'Italia sempre più divisa e disorientata.