Lungo l’antica Via della seta ha viaggiato anche la nostra fede

Anche se non se ne parla molto, si è svolto tra il 14 e il 15 maggio uno degli eventi più importanti per la prossima storia dell’umanità. Viene considerata la “Nuova via della seta”, e intende esplicitare la leadership della Cina nel mondo globalizzato. Ma questa via ci ricorda anche la storia gloriosa (e dimenticata) della prima evangelizzazione dell’Asia.

Lungo l’antica Via della seta ha viaggiato anche la nostra fede

A Pechino, sotto la guida di Xi Jinping, ideatore del Progetto fin dal 2013, sono stati convocate le delegazioni di tutti i paesi che il Progetto intende toccare, senza esclusione.
Viene considerata la "Nuova Via della seta", perché ne riprende alcuni tracciati e lo spirito, ma il suo acronimo è Obor (One Belt, One Road).
È un mega-progetto che intende esplicitare la leadership della Cina nel globalizzare integrazione e sviluppo di Asia, Balcani (con ovvie mire all’Europa), Mediterraneo e NordEst Africa. Dopo il recente affossamento del progetto di Obama di unificare l’area del Pacifico (Tpp) la Cina ora assurge a guida mondiale della comunità internazionale.

Non si tratta soltanto di ingentissimi investimenti su infrastrutture, porti, reti autostradali, ferrovie ad alta velocità, ma soprattutto di riprendere con autorevolezza (pur con discutibili metodi) il primato sul processo di globalizzazione mondiale.

Sono 60 i paesi che hanno dato l’adesione e che si sono riuniti nel maxi evento, compresa l’Italia, toccata non marginalmente dalla mappa prevista.
Tutti hanno un loro diretto interesse nel progetto. Economico, politico o culturale. Specialmente nelle attuali circostanze di stagnazione economica e di chiusure nazionaliste questa proposta rappresenta una via di uscita per vaste aree altrimenti destinate al margine.
L’alta velocità raggiungerà il Laos, i Balcani riattiveranno la comunicazione tra loro e all’esterno, si costruiranno porti in Bangladesh, Kenya, Sri Lanka, Pakistan e Vietnam.

Sarà una occasione per rafforzare e allargare il circolo di amicizia internazionale (con la Cina ovviamente).
Lascio agli esperti l’analisi tecnica del progetto. A me interessa piuttosto ricordare l’importanza che ha rivestito l’antica Via della seta per l’evangelizzazione.
Noi tutti oggi, come la maggior parte degli occidentali, concepiamo la storia cristiana prendendo a riferimento solo il libro degli Atti degli apostoli che si concentra sull’espansione della chiesa a occidente.

Dimentichiamo che la maggior parte dei primi testimoni partirono verso oriente attraverso le vie di terra conosciute, attraverso Siria, Iran, Iraq.
Lungo le vie commerciali, tra cui la Via della seta, si trovavano le basi di grandi chiese, quella nestoriana e quella giacobita, ritenute poi eretiche. Erano per dimensioni, per livello di erudizione, per organizzazione molto più fiorenti di quanto lo fosse la stessa civiltà cristiana dei secoli migliori.

Dialogavano e interagivano con culture esotiche, con l’islam, con i centri della saggezza del mondo del sol levante.
I cristiani erano già in Cina nel 7° secolo. Lungo la via della seta avevano sviluppato sedi episcopali, centri di studio, centri di formazione per missionari e biblioteche.
Quei primi missionari erano stimati dai governanti asiatici, parlavano e traducevano molte lingue, tra cui quella di Gesù, avevano accesso a scritture alternative.
Il vescovo Timoteo, nell’8° secolo, era considerato da un quarto del mondo cristiano dell’epoca la maggior guida spirituale, grazie al suo vasto orizzonte culturale e alla sua interazione con le altre religioni.

Questo cristianesimo, organizzato diversamente da quello che conosciamo, è stato lasciato morire, condannato e ignorato.
In parte è quello che sta avvenendo oggi nei confronti dei cristiani di Siria, Iran, Iraq e altri stati lungo questa benedetta Strada della seta.

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Parole chiave: obor (1), apostoli (3), cina (22), evangelizzazione (3)
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