Scontri a Gerusalemme, Cei su migranti, Cor Orans, dialogo interreligioso, Papa al Wcc, Ue-Balcani occidentali, Pennisi su legalità

Il riepilogo delle principali notizie dall'Italia e dal mondo a cura dell'agenzia Sir.

Scontri a Gerusalemme, Cei su migranti, Cor Orans, dialogo interreligioso, Papa al Wcc, Ue-Balcani occidentali, Pennisi su legalità

Scontri a Gerusalemme: mons. Pizzaballa (Patriarcato), “condanna di ogni forma di violenza, ogni uso cinico di vite umane e di violenza sproporzionata”

“Condanna di ogni forma di violenza, ogni uso cinico di vite umane e di violenza sproporzionata”, una veglia di preghiera per la pace e una giornata di digiuno: così il Patriarcato Latino di Gerusalemmme risponde alla “ennesima esplosione di odio e violenza, che sta insanguinando ancora una volta la Terra Santa”. In una nota, mons. Pierbattista Pizzaballa, Amministratore apostolico del Patriarcato Latino, scrive: “La vita di tanti giovani ancora una volta è stata spenta e centinaia di famiglie piangono sui loro cari, morti o feriti. Ancora una volta, come in una sorta di circolo vizioso, siamo costretti a condannare ogni forma di violenza, ogni uso cinico di vite umane e di violenza sproporzionata. Ancora una volta siamo costretti dalle circostanze a chiedere e gridare per la giustizia e la pace! Questi comunicati di condanna ormai si ripetono, simili ogni volta l’uno all’altro”. Da qui l’invito dell’arcivescovo a tutta la comunità cristiana della diocesi “ad unirsi in preghiera per la Terra Santa, per la pace di tutti i suoi abitanti, per la pace di Gerusalemme, per tutte le vittime di questo interminabile conflitto” in una veglia per la pace che sarà celebrata nella chiesa di St Etienne (École Biblique) sabato prossimo, vigilia di Pentecoste, alle 17.

Migranti: lettera Cei alle comunità cristiane, “profondo cambiamento” del fenomeno nel nostro Paese

“Ciò che ci spinge a prendere nuovamente la parola è il profondo cambiamento che in questi anni continua a segnare il fenomeno migratorio nel nostro Paese”. È la premessa alla lettera “Comunità accoglienti, uscire dalla paura” che la Commissione episcopale per le migrazioni della Cei ha indirizzato alle comunità cristiane. Il documento arriva in occasione del 25° anniversario del precedente, “Ero forestiero e mi avete ospitato” (1993). In quell’anno, si legge, l’immigrazione “era un fenomeno ‘nuovo’ ed emergente, di cui non si riusciva ancora a cogliere le dimensioni e le prospettive”. Secondo i dati del Ministero dell’interno, gli immigrati regolari in Italia erano infatti 987.405, in maggioranza europei dell’Unione europea e dell’Europa orientale: “Oggi l’immigrazione è diventata nel nostro Paese un fenomeno sorprendente nel suo incremento, anche se negli ultimi anni esso si è fermato ed è aumentato invece il numero degli emigranti italiani. Gli immigrati in Italia hanno infatti raggiunto e superato all’inizio del 2016 il numero di 5 milioni con un’incidenza sulla popolazione totale pari all’8,3%”.

Cor Orans: la clausura è “un obbligo”, mass media “devono essere usati con sobrietà e discrezione”

La clausura “è un obbligo”, e i media “devono essere usati con sobrietà e discrezione, non solo riguardo ai contenuti ma anche alla quantità delle informazioni e al tipo di comunicazione”. A disporlo è l’Istruzione “Cor Orans”, applicativa della costituzione apostolica di Papa Francesco “Vultum Dei quaerere” sulla vita contemplativa femminile. “La separazione dal mondo caratterizza la natura e le finalità degli Istituti di vita consacrata religiosi e corrisponde al dettato paolino di non conformarsi alla mentalità di questo secolo, fuggendo ogni forma di mondanità”, si ricorda nel testo diffuso oggi: “Per la vita religiosa, la clausura costituisce un obbligo comune a tutti gli istituti ed esprime l’aspetto materiale della separazione dal mondo”. “La modalità della separazione dall’esterno dello spazio esclusivamente riservato alle monache deve essere materiale ed efficace, non solo simbolica o spirituale”, la raccomandazione del testo, in cui si fa presente che “si può svuotare il silenzio contemplativo quando si riempie la clausura di rumori, di notizie e di parole”. Di qui la “grande importanza”, per la vita contemplativa, di “raccoglimento” e “silenzio”, per salvaguardare la quale occorre un uso prudente dei media.

Dialogo interreligioso: dichiarazione congiunta buddhisti, cristiani, indù, giainisti e sikh, “uniamo le nostre mani con tutte le persone di buona volontà per costruire la pace nel mondo”

“Facciamo appello ai leader religiosi, agli accademici e ai seguaci delle nostre religioni a costruire ponti, a unire le nostre mani con tutte le persone di buona volontà per contribuire a costruire la pace nel mondo di oggi e di domani”. È quanto scrivono leader, accademici e seguaci praticanti del cristianesimo e delle religioni del Dharma (buddhismo, induismo, giainismo e sikhismo), provenienti dall’Italia e dall’estero, in una dichiarazione congiunta diffusa al termine di una conferenza che si è tenuta oggi a Roma dal titolo “Dharma e Logos. Dialogo e collaborazione in un’epoca complessa. Buddhisti, Cristiani, Indù, Giainisti e Sikh”. Si tratta della prima conferenza di questo tipo che si è tenuta in Italia ed è stata preparata da una serie d’incontri che si sono svolti per un lungo periodo di tempo con la partecipazione di membri del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, dell’Unione induista italiana, dell’Unione buddhista italiana, del Sikhi Sewa Society e dell’Istituto di Studi Giainisti di Londra e dell’Ufficio nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della Conferenza episcopale italiana. Nella dichiarazione i leader religiosi palano di “un clima cordiale” e di “una esperienza di arricchimento e di apprendimento”. “Questioni complesse e gravi sfide affliggono il nostro mondo attuale”, si legge nella dichiarazione. “Crediamo che i tesori spirituali delle nostre tradizioni religiose e della comune solidarietà umana devono rappresentare un aiuto per superare le prove di questo nostro tempo”.

Papa Francesco al Wcc: rev. Tveit, “pietra miliare storica per la ricerca dell’unità dei cristiani e la cooperazione delle Chiese”

“La grande notizia di un grande evento. La visita di Papa Francesco come pellegrinaggio ecumenico al Wcc nell’anno in cui celebriamo il 70° anniversario, è una pietra miliare storica per la ricerca dell’unità dei cristiani e per la cooperazione delle Chiese per un mondo di giustizia e pace. Questo incontro apre nuove strade”. Le relazioni tra la Chiesa cattolica e le Chiese che sono membri del Wcc “non saranno più le stesse stesse dopo questo evento”. Ha usato questi termini il rev. Olav Fykse Tveit, segretario generale del Consiglio ecumenico delle Chiese parlando della visita che Papa Francesco farà al Wcc il 26 giugno prossimo. Intervenendo questa mattina alla conferenza stampa di presentazione, il rev. Tveit ha espresso la gratitudine delle 348 Chiese membro del Wcc (una rappresentanza di 560 milioni di cristiani nel mondo) “a Papa Francesco per aver accettato questo invito”. Ed ha aggiunto: “Questo evento comunica messaggi forti non solo alle nostre Chiese ma anche al mondo. Il messaggio che è possibile costruire relazioni di fiducia e di cooperazione in un mondo diviso da conflitti. Che è possibile condividere una visione basata sulla fede cristiana che ci unisce e ci rende capaci di fare molto insieme. Uno dei principi base della nostra cooperazione ecumenica è di fare insieme tutto ciò che possiamo fare insieme”.

Ue-Balcani occidentali: Tusk, lettera di invito ai leader. Gli eventi di Gaza saranno discussi a Sofia

(Bruxelles) “Su invito del premier Borissov ci incontreremo domani a Sofia per una cena di lavoro informale in vista del vertice Ue-Balcani occidentali. Come previsto, la nostra discussione si concentrerà sull’innovazione e l’economia digitale: due temi di riflessione strategica”. Lo scrive Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo, in vista del meeting del 16 e 17 maggio in Bulgaria. La discussione di domani sul tema dell’innovazione non prevede decisioni, ma “contribuirà a guidare quelle che assumeremo al Consiglio europeo di giugno”. “Durante il nostro incontro, rifletteremo anche sui recenti sviluppi globali, in particolare in seguito agli annunci del presidente Usa Trump sull’Iran e sul commercio, nonché sugli ultimi drammatici eventi a Gaza”. “Il giorno seguente incontreremo collettivamente i nostri partner dei Balcani occidentali per la prima volta in 15 anni”. La prospettiva europea per i Balcani occidentali “dovrebbe rimanere un fermo impegno da entrambe le parti. Ma a parte le dichiarazioni politiche sul futuro, dobbiamo dimostrare che ci preoccupiamo dello sviluppo economico dei Balcani occidentali qui e ora. Investire nei collegamenti infrastrutturali e umani con e all’interno della regione dei Balcani occidentali è nell’interesse dell’Ue. E l’obiettivo del nostro vertice è dimostrarlo”.

Arresto Montante: mons. Pennisi (Monreale), “non basta sventolare la bandiera della legalità. Dev’essere legata a moralità e valori”

“È un fatto che addolora. Che fa capire che non basta sventolare la bandiera della legalità per fare carriera. La legalità dev’essere reale, legata alla moralità. Se così non è, se è slegata dai valori la legalità rischia di essere vuota”. Così mons. Michele Pennisi, arcivescovo di Monreale, ha commentato al Sir l’arresto dell’ex presidente di Sicindustria, Antonello Montante, e di altre cinque persone accusati, a vario titolo, di essersi associati allo scopo di commettere più delitti contro la pubblica amministrazione e di accesso abusivo a sistema informatico, nonché più delitti di corruzione. Ricordando che “nell’ultima lettera della Conferenza episcopale siciliana ‘Convertitevi!’, sulla mafia, abbiamo anche parlato di corruzione”, mons. Pennisi afferma che “ciò che colpisce in questa circostanza è il fatto che uno che è stato responsabile della legalità è poi stato colto con le mani nel sacco. Inoltre, in questo affare sono coinvolti anche l’ex capocentro della Dia di Palermo, forze dell’ordine e altre persone che dovrebbero tutelare la legalità”. “Questo – aggiunge – dimostra che la legalità nella misura in cui diviene una bandiera ed è slegata da una moralità personale produce frutti amari”. Per Pennisi, “si tratta di educare la gente, a partire dalle giovani generazioni, a quelli che sono i valori fondamentali della nostra civiltà, che sono poi i valori cristiani: verità, giustizia, solidarietà”.

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