Gianni Borsa

Gianni Borsa

Dopo il voto, rebus Europa. Ma a Strasburgo resiste una maggioranza pro-Ue

Dalle urne del 23-26 maggio emerge una Ue più che mai "unita nella diversità". Parliamo infatti di votazioni “europee”, ma in realtà si è di fronte a una sommatoria di elezioni “nazionali”, nelle quali prevalgono ancora una volta elementi e fenomeni di politica interna, in assenza di una opinione pubblica continentale, di partiti e di media transnazionali, e soprattutto in carenza di un vero e diffuso senso della “cittadinanza europea”. Lo conferma la lettura dei dati Paese per Paese, dall'Italia alla Germania, dal Regno Unito alla Francia, passando per Polonia, Spagna e Ungheria

Dalla Spagna un segnale all’Europa: “Sì, se puede”. Vittoria socialista, ultradestra alle Cortes

Il voto parlamentare aggiudica il primo posto ai socialisti, penalizza i popolari, assegna un buon risultato alla destra moderata di Ciudadanos. Gli antieuropeisti di Vox salgono al 10 per cento. Numerosi seggi alle formazioni regionali o indipendentiste. Non c'è una maggioranza per governare: e già si guarda alle europee del 26 maggio. Sanchez (Psoe) non ha dubbi: “Formeremo un governo pro Ue”

Radiografia del populismo. Sorge e Tintori: “Fa male al popolo”

Uno dei mali della politica attuale – ossessionata dal consenso – è “la superficialità con la quale si pone dinanzi a problemi complessi, come immigrazione, povertà e disoccupazione, evitando di indagare le radici profonde dei mali che affliggono la società italiana” e producendo “risposte scomposte che alimentano un clima sociale aggressivo e divisorio”. A colloquio con Chiara Tintori, coautrice, assieme a padre Sorge, di un libro che farà discutere. Il populismo, sostengono, “è privo del senso dello Stato, uccide il bene comune e sacrifica l’apparire all’essere”. Sempre più necessari cultura, formazione e dialogo. Il popolarismo sturziano come “antidoto” alle derive odierne. “Le elezioni europee saranno una buona occasione per arginare i rigurgiti nazionalisti”

Graglia (storico): i governi nazionali frenano l’Europa. “E in Italia c’è il complesso di Calimero”

Dal dramma britannico del Brexit ai populismi, fino ai punti deboli delle istituzioni di Bruxelles e Strasburgo, l’analisi dello storico dell’Università di Milano. Ma il vero problema resta il “metodo intergovernativo”, con il peso eccessivo degli Stati membri. “Ci vuole una nuova iniziativa costituente che spero possa partire dal prossimo Parlamento”. Non mancano metafore e immagini eloquenti, come quella del tacchino che non festeggia il Natale. Infine tre buoni motivi per recarsi alle urne il 26 maggio

L’Europa di Tajani: vicina, concreta, che protegge i cittadini. I sovranisti? “Sono e resteranno divisi”

Il presidente del Parlamento europeo svolge una riflessione ad ampio raggio, senza trascurare la cronaca politica. L'Ue necessita di riforme e deve produrre – afferma – risultati tangibili. "Nessuno dei nostri Paesi membri può competere da solo – sul piano politico, economico, commerciale – con attori del peso di Cina, India, Stati Uniti o Russia". Appello ai giovani: siate protagonisti e votate

Brexit: proroga fino al 22 maggio. E la palla torna nella metà campo inglese

Nel cuore della notte il presidente del Consiglio europeo Tusk illustra le decisioni cui sono giunti i Ventisette. Due mesi di tempo a Londra per organizzare il recesso. Ma la dilazione è subordinata a un voto chiarificatore della Camera dei Comuni entro la prossima settimana. Altrimenti il governo britannico entro il 12 aprile dovrà indicare come si comporterà alle elezioni del 23-26 maggio: prendervi parte – e dunque rimanere nell’Ue, rimangiandosi il Brexit – oppure lasciare l’Ue, con o senza accordo (no deal)