La sessione dell'Euroassemblea si è occupata di diritti umani, bilancio, Brexit (il premier Johnson vorrebbe rimandare il recesso per avere elezioni generali a dicembre). Due risoluzioni di particolare rilievo: sull'attacco militare della Turchia in Siria contro i curdi e sul mancato riconoscimento dello status di Paesi candidati ad Albania e Macedonia del Nord. Nei Balcani si rischia un'accresciuta influenza politica ed economica di Russia, Cina e Turchia
Se ne parla da mesi ma nelle prossime ore potrebbe prendere forma. Lavori a partire dall'inizio del 2020, della durata di due anni. Si tratta di ridisegnare il processo d’integrazione politica ed economica dell’Ue rilanciandone la “legittimità democratica”. Coinvolte le istituzioni comunitarie, rappresentanti dei cittadini e della società civile. L’eurodeputato belga indicato da Macron quale possibile presidente
Nel suo ultimo discorso ufficiale all'Europarlamento, il presidente uscente della Commissione traccia un bilancio di cinque anni (2014-2019) di permanenza a Bruxelles. Democristiano di lungo corso, "volpe" della diplomazia e della politica su scala continentale, non manca di sottolineare i suoi insuccessi, fra cui l'Unione bancaria in mezzo al guado. Rivendica il lavoro svolto, raccomanda un partenariato con l'Africa e mette in guardia dai nazionalismi. Poi spazio alla commozione
Westminster mette in scacco il premier Johnson, costretto a chiedere un rinvio per il recesso dall’Unione europea. Mentre la politica cerca una via d’uscita, abbiamo chiesto il parere di tre cittadini britannici. Ragioni piuttosto convincenti sia per il “leave” che per il “remain”. Emerge però il timore di un nuovo isolazionismo
A Bruxelles si è lavorato tutta la notte e nella tarda mattinata è giunto l'accordo per il recesso del Regno Unito dall'Unione europea. Ora i tempi sono strettissimi e gli ostacoli da superare rimangono notevoli. Anche perché un divorzio senza regole aprirebbe scenari peggiori di quanto si possa prevedere sul piano politico, economico e della pace fra le due Irlande
A Varsavia trionfa, nel voto per il rinnovo del parlamento, il partito Diritto e giustizia guidato da Jaroslaw Kaczynski. A Budapest vince invece, nelle amministrative, il fronte delle opposizioni, assegnando una prima sconfitta a Fidesz del premier Orban. Affinità fra i due "sovranismi", specificità e profonde differenze delle realtà nazionali
La bocciatura di Sylvie Goulard, candidata designata dalla Francia a far parte dell'esecutivo comunitario, rivela le ripicche interne alla maggioranza (semmai esista) al Parlamento. Ma dimostra anche che ci sono fratture fra leader nazionali, partiti, Stati... E i sovranisti esultano
Rapporti sempre più tesi tra Londra e i Ventisette. Johnson punta al recesso il 31 ottobre, ma c'è il rischio di un "no deal" con tutte le conseguenze politiche, economiche e sociali. A rischio i diritti dei cittadini e la pace in Irlanda. L'ultima parola potrebbe spettare al Consiglio europeo della prossima settimana
Docente dell'Università di Parma, studioso nel Novecento italiano ed europeo, lo storico Giorgio Vecchio mette in guardia dalle prese di posizione della politica rispetto alla memoria condivisa. Segnala pregi e limiti della Risoluzione del Parlamento Ue approvata in occasione dell’80° del secondo conflitto mondiale. "L’errore più clamoroso? Far risalire al patto Ribbentrop-Molotov del 1939 la causa scatenante della guerra"