Mosca, Romania, Cipro, Georgia, Romania. Il mondo ortodosso reagisce duramente alla decisione di trasformare la basilica di Santa Sofia di Istanbul in moschea. “È un duro colpo per l'ortodossia mondiale”, dice senza giri di parole il metropolita russo Hilarion. “Penso che la decisione presa influenzerà sicuramente le relazioni di questo Paese con il mondo cristiano. Più di una volta, anche negli ultimi giorni, abbiamo sentito le voci dei leader cristiani che hanno invitato le autorità turche a fermarsi”. Ma non lo hanno fatto
“Speravamo che le autorità turche avrebbero riconsiderato questa decisione ma con grande rammarico e con grande dolore apprendiamo che è stata presa. È un duro colpo per l’ortodossia mondiale, perché per i cristiani ortodossi di tutto il mondo la chiesa di Santa Sofia assume lo stesso valore che per i cattolici è la cattedrale di San Pietro a Roma. Questo tempio fu costruito nel VI secolo ed è dedicato a Cristo Salvatore e per noi rimane un tempio dedicato al Salvatore”.
Dopo l’approvazione della legge sulla sicurezza nazionale, c’è un clima di tensione e paura nella ex colonia britannica. Basta una parola in più per finire nei guai. Anche chi non è permanentemente residente ad Hong Kong è soggetto alle pesantissime sanzioni. I cristiani si sono dati appuntamento nella chiesa di Nostra Signora del Monte Carmelo, a Wan Chai per una veglia di preghiera. Il vescovo ausiliare Joseph Ha Chi-shing: “Non siamo schiavi, ma figli della libertà di Dio”
“La politica è una missione da compiere al servizio del Paese e non un’avida conquista del potere; è la ricerca del bene comune e non di un arricchimento personale; è un’azione di carità verso il popolo e non una mera volontà di potenza”.
“Dietro questo dramma ci sono interessi di milioni di euro. Perciò, pronunciandoci contro questo traffico di esseri umani, siamo consapevoli della reazione dalla parte interessata. D’altronde, non possiamo far altro che difendere la dignità umana”.
Come Martin Luther King, in ginocchio a Lampedusa, Scicli, Libano, Rosarno, Roma. Al via, per iniziativa della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, il "kneel in" per la Giornata mondiale del rifugiato. “Ci inginocchieremo – dice il pastore Luca Negro - per dire che le vite dei neri contano, che le vite dei migranti contano, che le vite di tutte e tutti contano. Con questo gesto vogliamo affermare che i neri, gli immigrati, ogni essere umano è una persona che deve essere protetta, tanto più quando è perseguitata, discriminata o giudicata”
Soddisfazione viene espressa dall’arcivescovo Eamon Martin, primate della Chiesa cattolica di Irlanda, per l’annuncio dato ieri dall’esecutivo dell’Irlanda del Nord sulla possibilità di apertura delle chiese per il culto pubblico a partire dal 29 giugno.
Nuovi contagi in Cina e a Pechino è di nuovo allerta. Le autorità hanno provveduto immediatamente a chiudere scuole e università e a interrompere le attività sportive e gli eventi culturali al coperto. La diocesi di Pechino aveva riaperto le parrocchie il 10 giugno e alcune chiese avevano potuto celebrare una cerimonia solenne. Sfortunatamente però, a causa dei casi confermati a Fengtai, la diocesi ha dovuto richiudere le chiese il 13 giugno. Padre John Baptist Zhang, della Jinde Charities: “L’attuale rimbalzo dell’epidemia a Fengtai di Pechino è un avvertimento per tutti: nessuno può credere di prendere alla leggera il virus”
Tensione di nuovo alle stelle dopo che la Corea del Nord ha fatto saltare con un'esplosione l'ufficio di collegamento con la Corea del Sud a Kaesong e ha minacciato di inviare le sue truppe nella zona demilitarizzata. Appello del vescovo di Daejeon: “Mi rivolgo ai Paesi limitrofi alla penisola coreana e alla comunità internazionale: per favore, lasciateci lavorare tra di noi. Siamo capaci di fare tutto, possiamo lavorare insieme per la pace e la riconciliazione del nostro popolo”