Paolo Zucca

Paolo Zucca

Energia e cibo più cari. L’inflazione si è fatta cattiva, spegnerla non sarà facile

L'inflazione ai tempi del Covid ha le stesse caratteristiche del passato con l'aggiunta tragica delle morti e delle spese sanitarie per una pandemia mondiale che non si riesce a placare. Nei mesi scorsi più fattori hanno contribuito al ritorno inflattivo: il prezzo del gas liquefatto è triplicato per i maxiacquisti estivi della Cina in ripresa, poi per ristrutturazioni dei gasdotti e per la tensione Russia-Ucraina. L'Europa si è ritrovata fragile e non a caso stanno rispuntando proposte di energia nucleare. Gas e petrolio sono alla base delle produzioni e dei trasporti, quindi il costo dell'energia si scarica ovunque determinando uno dei fattori classici dell'inflazione: l'aumento dei costi base

L’Irpef riformata e tagliata crea disparità?

L'Esecutivo ha dovuto mediare fra le sue tante componenti e l'esito non è nitido. Non tanto come importo generale perché fra riduzione degli scaglioni e detrazioni grandi e piccole alla collettività dei contribuenti vengono lasciati 8 miliardi, quanto per la distribuzione interna dei benefici che rischia di allargare la forbice fra chi può spendere/investire e chi deve fare bene i conti per reggere la fiammata di inflazione

Energia: il Governo prova e rallentare i rincari, ma non si potrà fare sempre

Sono arrivati i rincari d'autunno. Il Governo italiano, così come in altri Paesi europei, ha scelto di caricarsi parte degli aumenti all'origine intervenendo con denaro pubblico, spegnendo un pericoloso contagio. Gas e luce servono alle famiglie e alle attività di impresa. Se i costi di produzione aumentano prima o poi si scaricheranno sui clienti. Con i soldi pubblici il Governo ha messo un freno agli aumenti che altrimenti sarebbero stati il doppio. Non si potrà fare sempre per tutti i rincari all'origine. Nel gran dibattito sull'energia di questi giorni bisogna ricordare che l'Italia è dipendente dal gas per il 39% del fabbisogno e le rinnovabili pesano il 19%

La Cina “compratutto” fa paura ma se si ferma sono guai

Cosa potrebbe accadere nel Paese asiatico se parte della popolazione (1,4 miliardi di individui) non riuscisse a sfamarsi regolarmente, a lavorare, a curarsi? Quante imprese e quanti lavoratori, in tutto il mondo, pagherebbero le conseguenze di una crisi interna? Scenari estremi per il Dragone, guardato con sempre maggiore preoccupazione per la capacità di trasformare la forza economica in espansione d'influenza territoriale. Della Cina, al momento, nessuno può fare a meno

L’aumento del Pil dice tutto e niente

Dopo la pandemia, con la spinta degli investimenti e dei flussi di denaro europeo in arrivo, l'attività produttiva dovrà riguadagnare normalità gestendo un'accelerazione digitale che non sarà indolore. Le imprese chiedono di superare il blocco dei licenziamenti che tanto ha aiutato nell'emergenza. Senza la rete di protezione, gli indicatori di occupazione e disoccupazione (comprese le voci degli inattivi e inoccupati) segnaleranno mese per mese la qualità vera della ripresa

Fretta contro realismo, la riconversione energetica a rischio ideologia

Da Next Generation Ue, all’accordo per le nuove politiche agricole (Pac), ai Piani di rilancio post-pandemico tutte le principali destinazioni di fondi sono vincolate a migliori pratiche ambientali. Sta guadagnando terreno l'idea che lo sfruttamento intensivo, anche estrattivo, costa alla collettività e va ad annullare i progressi misurati con il Pil (Prodotto interno lordo). La ricchezza che vi si genera premia pochi a svantaggio di molti. Il dibattito di questi giorni, anche al G20 dell'Ambiente a Napoli, è semmai quanto accelerare la svolta virtuosa e chi guiderà un percorso di transizione che cambierà il modo di produrre dei maggiori gruppi industriali. A fronte di tanta spinta, stanno emergendo dei “se” e dei “ma” che vanno considerati

Cibo sempre più caro, l’inflazione dei poveri

È l'inflazione più dolorosa perché colpisce le povertà, mette in dubbio il diritto all'alimentazione di base. Può, e la storia passata e recente lo dimostra, mettere in moto sanguinose rivolte. Spaventa i Governi, ne nascono repressioni. L'aumento oltre ogni misura delle materie prime alimentari è peggiore delle crisi provocate dal caro-petrolio, dai disastri metereologici o dai blocchi dei commerci. Il Food index price, calcolato dalla Fao (Food agriculture organization) ci ha detto in questi giorni che le materie prime alimentari sono aumentate, in un anno, del 35% toccando livelli che non si vedevano dal 2011 e prima ancora dal 2007