Paolo Zucca

Paolo Zucca

Una Manovra protettiva in attesa del vaccino

Come accade ogni anno molte categorie hanno definito inadeguati gli stanziamenti previsti. Imprese e sindacati lamentano l’assenza di un progetto espansivo per l’economia. Si profila anche qualche sciopero. Dei 38 miliardi di interventi previsti (ma ne serviranno altri di scostamento vista la caduta economica di questi mesi) alla sanità ne arriveranno almeno 6, per il rafforzamento delle strutture e del personale e per l’acquisto di vaccini (400 milioni). Altri 2 miliardi andranno al Fondo per la ristrutturazione dell’edilizia sanitaria e case di riposo, per ricostituire parte di quel tessuto di base che è andato distrutto e che invece ha fatto la differenza nel contenimento del contagio.

Più debito in Manovra, ma lo fanno tutti

Comprendendo sanità, scuola, sostegni alle imprese e altri settori lo scostamento di bilancio sarà di 22 miliardi che non sono pochi. Toccherà al Parlamento approvare le misure proposte dal Governo e sottoposte alla Ue che le esaminerà e le rimanderà per l’approvazione definitiva entro dicembre. Non ci saranno prevedibilmente grandi contestazioni. I debiti nazionali si gonfiando ovunque per gestire l’oggi. Prima o poi dovranno ridursi per ripagare l’Unione europea, gli istituti sovranazionali e i grandi investitori istituzionali che hanno messo a disposizione una liquidità impressionante. Per alcuni Paesi rientrare dall’indebitamento straordinario sarà gestibile, altri faranno più fatica

Il rilancio dell’economia ha bisogno di tanto lavoro

In questi mesi di blocco, l’uso abbondante della Cassa integrazione e l’utilizzo limitato dei licenziamenti, hanno frenato le dinamiche naturali del mercato del lavoro. Sono calati a fine giugno soprattutto i lavoratori a termine e gli indipendenti, tiene l’occupazione a tempo indeterminato, resta impressionante il numero degli inattivi e fra questi i giovani. Nel nuovo anno - in assenza di un'accelerazione forte dell'economia - anche i lavoratori  meglio protetti rischieranno di più

In attesa dello smart working, quello vero

Probabilmente quello che abbiamo visto in questi mesi non è il vero smart working. Non è quella forma di lavoro agile che esisteva prima del Covid e che in alcuni Paesi venne avviata dagli anni '90. Il nostro è uno smart working d’emergenza, bene accolto dai lavoratori e deciso unilateralmente dalle aziende nell'affanno di una drammatica crisi sanitaria. Quello che vediamo è troppo poco regolato, si inventa sulle fragili connessioni esistenti, non ha separazione fra tempi di lavoro e di vita. Dal punto di vista dell’impresa, è poco coordinato e controllato nella misurazioni delle performance (tema delicatissimo – lo si vedrà nei prossimi mesi - da un punto di vista sindacale e della privacy) sulle operazioni standardizzabili. E’ una materia tutta da definire, comprende salute e orari variabili, diritto alla disconnessione, ricadute contrattuali e sulle procedure per lavorare in team

Tutti fermi in deflazione, il nuovo lavoro non cresce

Lo stravolgimento della pandemia, con la preoccupante evoluzione delle ultime settimane, costringe famiglie e imprenditori in un clima di attesa che frena le nuove iniziative. In un contesto di deflazione, con produzioni e consumi congelati, le imprese hanno margini ridotti e tenderanno a non assumere nuovi lavoratori e a ridurre gli esistenti

Recovery fund, i compiti delle vacanze dell’Italia per guadagnarsi i fondi Ue

Se la pandemia rialza la testa in Europa, rischiano di svanire quei segnali di ottimismo che erano emersi dalle imprese e che avevano favorito il ritorno al lavoro di una parte dei cassaintegrati. È l'emergenza occupazione, fra le principali preoccupazioni per il prossimo autunno. Diventa ancora più urgente avviare il flusso di 750 miliardi che la Commissione Ue ha previsto con il Recovery Fund. Maggior beneficiario è l'Italia con 209 miliardi e per tanti motivi il Governo ha interesse a stringere i tempi. Solo presentando progetti credibili di rilancio entro l'autunno è possibile accedere a un prefinanziamento pari al 10% del totale, quindi una ventina di miliardi da utilizzare subito. Vale per tutti i Paesi europei, per l'Italia è il carburante indispensabile per riavviare un motore che girava al minimo prima del Covid

La Ue ci ha assegnato 209 miliardi, ma Bruxelles verificherà le scelte

Il Governo dovrà mettere a punto le riforme e da settembre presentare le più urgenti. La Commissione a ottobre le vaglierà. Solo così si aprirà il rubinetto dei fondi europei. C’è la possibilità di attivare anche il Mes (Fondo salvastati) che vale altri 36 miliardi. Gli imprenditori e parte delle forze politiche sono favorevoli, il Governo è diviso. Farà di tutto per far funzionare presto e bene il Recovery

Cassa depositi e prestiti, dai libretti postali alle Autostrade. Ma servono gli utili

Probabilmente i circa 27 milioni di italiani che comprano buoni e libretti postali non hanno ben chiaro che gran parte dei miliardi raccolti dalle Poste (erano 265 nel 2019) sono a disposizione della Cassa depositi e prestiti (Cdp) per le sue attività di finanziamento alle imprese, per diverse iniziative sociali e per assumere partecipazioni in grandi società. Di Cdp si parla molto in questi ultimi anni, si chiede il suo intervento in casi di salvaguardia del ruolo pubblico nell’economia o in casi disperati: Ilva, Alitalia e ora per rimettere nelle mani dello Stato il servizio autostradale privatizzato nel 1999 a vantaggio di Atlantia della famiglia Benetton. Il dibattito di queste ore sul ritorno dello “Stato padrone” è, come spesso accade, molto ideologico

Il Bilancio Ue non è burocrazia, sono le regole di condominio

Con l'emergenza non ancora superata, l'Unione europea sta discutendo la sua casa comune, i conti di famiglia, che vincoli dare all'impressionante disponibilità di denaro messa in circolazione. Alla fine i nodi sono quelli di sempre: se i soldi sono di tutti gli europei, i Governi e i Parlamenti nazionali ne possono disporre con discrezionalità totale? Se la crisi sanitaria ha colpito alcuni Paesi più di altri quanto sforzo deve essere fatto per rimetterli a camminare? Se nella casa comune europea tutti hanno il diritto di veto si resta bloccati? È corretta la concorrenza fiscale tra gli abitanti dello stesso condominio?