È uscita oggi in Lettonia e Estonia la testata “Novaya Gazeta. Europe” in edizione cartacea. Nel “giorno della vittoria”, grande festa in Russia per ricordare la vittoria sul nazismo nel 1945, rinasce oltre confine una testata che le norme russe hanno di fatto costretto a tacere il 28 marzo scorso, quando “Novaya Gazeta ha ricevuto un secondo avvertimento dalla censura russa ed è stata costretta a sospendere il suo lavoro per la prima volta dal 1995: era troppo pericoloso per i nostri giornalisti e dipendenti continuare”.
Kirill Martynov è il vice direttore del quotidiano Novaya Gazeta, la più longeva testata indipendente redatta da giornalisti russi nel territorio della Federazione. Dopo tanti anni di battaglie e sei redattori uccisi, il 28 marzo scorso la redazione ha deciso di sospendere “fino alla fine dell'operazione speciale sul territorio dell'Ucraina” le pubblicazioni cartacee e on line, a causa delle pressioni ricevute dal Roskomnadzor, l’ente russo di vigilanza sulle comunicazioni
Nella campagna a est di Mosca, a circa 400 chilometri dalla capitale della Federazione russa c’è Karabanovo, un minuscolo paese, dove svetta il campanile della chiesa della Resurrezione del Signore che appartiene alla diocesi ortodossa di Kostroma. La comunità è guidata da padre Ioan Budrin: un parroco buono che parla e scrive di pace e di amore. La polizia lo ha fermato, interrogato, multato perché nella predica di domenica 6 marzo padre Ioan aveva sostanzialmente affermato, riferendosi alla guerra in Ucraina, che al di là di ogni valutazione politica “non possiamo infrangere il comandamento ‘non uccidere’ così facilmente”, spiegando anche che “i soldati russi stanno uccidendo i loro fratelli e sorelle in Cristo”.
Tante persone silenziosamente stanno lasciando il Paese: oltre 50 mila si sarebbero finora trasferiti in Armenia, gli Emirati Arabi sono un’altra meta amata per chi deve difendere i propri averi dalle sanzioni; in Occidente cercano nuovi sbocchi insegnanti, accademici, intellettuali. “Approvo molto quello che fanno” racconta al Sir una fonte cattolica che vive a Mosca e chiede di restare anonima. “Molti hanno un forte senso delle libertà personali e questo non lascia loro motivi per restare”. C’è chi lascia perché ha paura per il proprio futuro: si fermeranno le possibilità di crescita e di carriera in molti ambiti”. Chi riesce ad espatriare è una minoranza, “molti non hanno queste possibilità”
Una grande iniziativa per lo sviluppo agricolo ed economico della prefettura dell'Ouham Pendé, una delle venti prefetture della Repubblica Centrafricana, nella parte occidentale del Paese, alla frontiera con Ciad e Camerun. La 17° edizione, che si è svolta a fine gennaio (28-30 gennaio), ha permesso un po’ di respiro a un popolo che continua a vivere tra la violenza e i soprusi di una guerriglia ormai endemica che prostra il Paese da anni. Un esempio del fatto che se solo ci fosse un po’ di pace, questo popolo avrebbe la forza e l’intraprendenza per trovare strade di sviluppo. Il Sir ha intervistato padre Aurelio Gazzera, carmelitano scalzo che vive in Centrafrica dal 1992 e che è stato l’ideatore della fiera
La Conferenza sul futuro dell'Europa, avviata un anno fa, si concluderà il prossimo 9 maggio. A Strasburgo i lavori della plenaria: al centro dell'attenzione economia, migrazioni, trasformazione digitale. Simone Pavesi (Europhonica) al Sir: "il dialogo tra le parti è una bella opportunità". Alle istituzioni comunitarie il compito di dar corso alle raccomandazioni dei cittadini e ad eventuali riforme interne
Un “Moleben per la pace in Ucraina e per la Russia”. Lo hanno celebrato i giovani ortodossi di tutto il mondo per implorare il dono della pace e fermare il conflitto russo-ucraino.
"In ogni Paese dove c’è una dittatura una persona da sola non è nulla senza i suoi sostenitori. Ma se perde il loro appoggio, non riesce a continuare a governare perché non ha più a disposizione il meccanismo che mette in atto i suoi ordini. Ora la sua politica non fa più l’interesse della sua élite, lo si può contraddire. Per questo sta perdendo il sostegno", spiega lo storico al Sir