“La guerra ci ha colti di sorpresa… Ha spostato le nostre famiglie e appesantito i nostri cuori. Non ci saremmo mai aspettati che le cose potessero degenerare a questo punto”.
“La scelta segnala l’urgenza: lo stile della comunicazione non può prescindere dalla virtù della mitezza. In un tempo segnato da logiche conflittuali e divisive, non si può perdere l’obiettivo di fondo che rimane quello di mettere in comune, generando comunione e condivisione. Sostanzialmente andando controcorrente rispetto agli schemi oggi in voga. Mitezza, infatti, fa rima con misericordia, dolcezza, fraternità: questi non sono valori che sempre sembrano ispirare l’opinione pubblica”.
“Da sempre il Papa esprime disappunto sulla soluzione dei conflitti attraverso la forza e la violenza. Lo ha fatto fin dal primo messaggio, in cui si parla di comunicazione al servizio della cultura dell’incontro. La comunicazione deve aiutare a fare incontrare le persone e i popoli. Invece assistiamo a una comunicazione aggressiva e violenta, come sui social. Stiamo mettendo a rischio la democrazia, perdendo la capacità di dialogo”.
“Parlare di emergenza educativa significa parlare del futuro”. Ne è convinto mons. Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari e segretario generale della Cei, che nella conferenza stampa di chiusura del Consiglio permanente, a proposito delle “notizie di violenze e morte nei contesti affettivi, deputati ad essere contesti di fiducia” ha rivelato che i vescovi italiani sono “preoccupati sia per la violenza, l’istintività, la mancanza di progetto, sia perché si tratta di giovani a cui dovremmo saper trasmettere ragioni di vita e di speranza”.
La tentazione diabolica non produce le sue devastanti conseguenze se la nostra volontà umana, con l’aiuto di Dio, si impegna a resisterle. Noi, infatti, siamo liberi di accettare o di respingere le suggestioni del demonio. E Dio, da parte sua, tra i diversi aiuti, ci dà la possibilità di sapere distinguere quello che ci suggerisce Lui e quello che ci suggerisce il demonio
È salito ad almeno 558 morti il numero delle vittime e 1.835 i feriti a causa dei raid aerei israeliani di ieri in Libano. Tra le vittime anche 50 minori, 94 donne e 4 paramedici. La popolazione è in fuga dal sud del Paese, gli ospedali sono al collasso e le scuole sono state trasformate in campi profughi. Parla al Sir padre Michel Abboud, presidente di Caritas Libano, che sta intervenendo in aiuto agli sfollati nel Sud del Paese fornendo cibo, medicine e aiuto psicologico. “Ma la dolorosa verità - dice - è che le nostre risorse sono scarse, poiché abbiamo già fornito ciò che avevamo a coloro che soffrono ancora per le crisi in corso in Libano. Oggi hanno bisogno di beni essenziali per sopravvivere: cibo, materassi, medicine e prodotti igienici di base”