Papa Francesco, ieri, al termine della preghiera dell’Angelus ha invitato i fedeli ad acclamare “i martiri Giuseppe e Vittoria Ulma con i loro 7 figli” appena dichiarati beati in Polonia dal card. Marcello Semeraro. L’applauso del Pontefice è stato prontamente ripreso da fedeli in Piazza s. Pietro, così come dagli oltre 30 mila di coloro che su una vasta spianata del villaggio di Markowa, nel sud est della Polonia, si sono radunati per assistere alla beatificazione di “un’intera famiglia sterminata dai nazisti il 24 marzo 1944 per aver dato rifugio ad alcuni ebrei che erano perseguitati”, come ha sottolineato il Pontefice
Il debito che abbiamo nei confronti della famiglia Ulma e degli altri giusti tra le nazioni è infinito. È un debito universale poiché il loro atto è servito da faro durante i periodi in cui la maggior parte dell’umanità era nell’oscurità e ci serve ancora oggi come faro e bussola. In quanto israeliano e figlio e nipote di ebrei tedeschi, ritengo che questo debito sia anche personale. La luce ha questa qualità, una piccola quantità può disperdere una grande oscurità, ma mentre rendiamo omaggio ai Giusti tra le Nazioni non dobbiamo evitare di ricordare quella grande oscurità
La correzione fraterna, afferma il vescovo di Roma, “è una delle espressioni più alte dell’amore, e anche delle più impegnative, perché non è facile correggere gli altri”
Il racconto al Sir di padre Oscar Arturo Garçia Padilla, direttore della Caritas di Rabat che ieri ha raggiunto le zone più colpite dal terremoto, anche se – dice il religioso - ci sono villaggi che non sono ancora raggiungibili in macchina. Case distrutte, caos, bambini feriti. La lista delle necessità è lunga: cibo, acqua, carburante, gruppi elettrogeni. “Ma quello che più mi preoccupa – confida - è recuperare più tende possibili, perché sta arrivando il freddo e i villaggi più colpiti si trovano in montagna”. “Questa situazione di emergenza purtroppo durerà ancora per lungo tempo e le case sono totalmente distrutte”.
“Appreso con dolore del sisma che ha violentemente colpito il Marocco”, il Papa – in un telegramma di cordoglio inviato a suo nome dal cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin – esprime la sua “comunione orante di fronte a questa catastrofe naturale”.
“Non ho ancora informazioni precise di tutto il paese. Siamo però costernati per quello che è successo ed esprimiamo la nostra compassione per le famiglie che hanno perso qualche caro e per tutti coloro che sono feriti o hanno subito danni alle abitazioni”.
“Dobbiamo lavorare per affrontare la questione umanitaria, in particolare per i più fragili e per tutti quei bambini che devono poter tornare in Ucraina”.