Del resto chi di noi, ancor più se verso il compimento della sua esistenza terrena, non anela ad una pienezza di vita che è ben più di una rassegnata consolazione per ciò che ha vissuto?
“La salute è un bene primario, come il pane, come l’acqua, come la casa, come il lavoro. Voi vi impegnate perché non manchi il pane quotidiano a tanti fratelli e sorelle che oggi, nel XXI secolo, non hanno accesso a un’assistenza sanitaria normale, di base. È vergognoso che l’umanità non è capace di risolvere questo ma è capace di portare avanti l’industria delle armi. Oggi, si spendono miliardi per le armi, o si bruciano altre enormi risorse nell’industria dell’effimero e dell’evasione”.
Domani, 20 novembre, diventerà beato padre Giuseppe Ambrosoli (1923-1987), medico e missionario comboniano, fondatore dell’ospedale di Kalongo, nella diocesi di Gulu nel Nord Uganda. Qui è iniziato nel 1999 il processo di canonizzazione, confermato da un miracolo avvenuto il 25 ottobre 2008. E proprio a Kalongo avverrà la cerimonia beatificazione. Una intera vita al servizio dei malati e dei poveri in Africa
Domenica 20 novembre a Kalongo viene proclamato beato padre Giuseppe Ambrosoli, medico comboniano, fondatore di un grande ospedale in Uganda. La sua vita dedicata ad accogliere e curare i malati è un esempio di servizio ai più fragili, formando anche generazioni di infermieri e ostetriche della regione. Nel pomeriggio di domenica messa di ringraziamento nel duomo di Como
Papa Francesco è arrivato in Piemonte. Per un giorno riserva tutto lo spazio agli affetti di famiglia, in particolare con la visita alla cugina Carla Rabezzana, da pochi giorni novantenne, residente a Portacomaro, e poi – dopo aver fatto tappa nella casa di riposo del luogo – alla cugina Delia Gai, che vive con altri parenti nella località di Tigliole.
Il responsabile diocesano al Sir: "Avviato un percorso per condividere buone prassi. Questo impegno assume il carattere pieno e significativo della sinodalità"
La Chiesa ha preso a cuore la questione-abusi. Dopo gli interventi degli ultimi Papi, “oggi si è compreso bene che non si può risolvere un caso spostando un prete da una parrocchia all’altra o trasferendolo in un’altra diocesi”. Lo sostiene Floriana Tappi, consulente familiare, assistente sociale ed ex insegnante, ora anche referente del Servizio tutela minori per la diocesi di Cesena-Sarsina. In vista della II Giornata nazionale di preghiera della Chiesa italiana per le vittime e i sopravvissuti agli abusi, per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili che si celebra il 18 novembre, il Corriere Cesenate le ha posto alcune domande