Responsabilità è una parola tanto inflazionata quanto ben poco compresa. Riprendendo un brillante spunto di Stefano Zamagni nel libro Responsabili (Il Mulino, 2019), dall’etimologia latina, essa non è solo respondeo, ossia capacità di risposta per le azioni che compio (o imputabilità) ma anche res-pondus, per cui responsabile è chi si fa carico del peso delle cose.
La risposta agli atti intimidatori subiti nei giorni scorsi dalla Comunità Progetto Sud è il volto dei sei anziani che vivono nella casa famiglia “Dopo di noi” dell'opera “Pensieri e parole” sorta sul bene confiscato al clan Torcasio. Nei loro occhi, la gioia di vivere un'esperienza di famiglia. Le giovani operatrici sono un po' come le mamme, li guidano, li proteggono, li aiutano nelle attività quotidiane. Diversi gli episodi intimidatori che recentemente hanno colpito la Comunità Progetto Sud. Il fondatore e presidente don Giacomo Panizza, un pioniere dell'accoglienza e dell'impegno sociale sul turbolento territorio lamentino, ci accoglie nella sala Sintonia della Comunità: “Ieri abbiamo fatto il resoconto degli ultimi nove giorni perché stavano accadendo alcune cose, anche al di là di quanto abbiamo comunicato, sulle quali ci sono indagini. In questi giorni, hanno preso di mira i dipendenti, donne e uomini che lavorano da noi. Così, invece di intimorirli attraverso me, hanno fatto direttamente a loro”
Vicino ai malati fino alla fine e al fianco degli operatori sanitari per sostenerli spiritualmente nel loro difficile lavoro. Questa la delicata “missione” svolta da don Marco Galante, 46 anni, amministratore di quattro parrocchie ai piedi dei Colli Euganei (San Giacomo, Ca’ Oddo, Schiavonia e Marendole) e da sei anni cappellano nel presidio di Monselice dell’Ulss 6 Euganea. Don Marco ha visto con i suoi occhi le conseguenze della pandemia, vivendo nell’ospedale di Schiavonia, primo Covid Hospital del Veneto e d’Italia, in provincia di Padova, dove il 21 febbraio 2020 morì la vittima numero uno del coronavirus. “È stata un’esperienza dura, impegnativa – sottolinea don Marco Galante –. A volte subentra anche un senso di impotenza, come quando un paziente ti chiede un po’ d’aria e non sai come aiutarlo”. Don Galante ed altri 34 mila sacerdoti in tutta Italia hanno bisogno di essere aiutati nel compiere la loro missione attraverso una offerta per il sostentamento dei sacerdoti. Direttamente dal sito www.insiemeaisacerdoti.it
In vista della Giornata dei missionari martiri del 24 marzo, la Fondazione Missio, con Luci nel mondo, ha prodotto un lungo documentario con una serie di interviste a padre Maccalli, ostaggio di terroristi per due anni in Niger, e ad altri quattro suoi confratelli. "La Chiesa parla a partire dalla sua povertà", dice padre Girotto. Padre Camorani racconta "la missione di un Dio nomade", mentre padre Bazzara parla del rapporto con il mondo musulmano
È stato restaurato il dipinto di un ignoto autore secentesco conservato oggi nella chiesa della Beata Vergine del Perpetuo Soccorso. Si tratta di una Crocifissione, opera forse di un autore veneto, con ai piedi della croce la Vergine, la Maddalena e san Giovanni. Tra i particolari tornati ora visibili ci sono un teschio e un lampo
I sacerdoti sono affidati alla generosità dei fedeli per compiere con serenità il proprio compito. Tra i 34mila preti diocesani segnaliamo in Veneto, Don Marco Galante, parroco di quattro parrocchie ai piedi dei Colli Euganei e cappellano del Covid Hospital di Schiavonia che ha vissuto per un mese all’interno dell’ospedale, alleviando la solitudine dei malati e portando conforto agli operatori sanitari.