Libano: Omar (attivista), “nel Paese dei Cedri a rischio chi denuncia violazioni diritti umani”

Grazie ai Corridoi umanitari promossi dalla Comunità di Sant’Egidio, dalla Federazione delle Chiese evangeliche in Italia e dalla Tavola valdese, in accordo coi Ministeri dell’Interno e degli Esteri italiani, sono arrivati oggi in Italia 51 rifugiati siriani, che risiedevano in Libano. Tra loro anche Omar, nativo di Damasco, giovane attivista per i diritti umani, cui l'impegno sociale è costato minacce e violenze, anche alla sua famiglia, da parte di aderenti a Hezbollah. Il Sir ha raccolto la sua testimonianza.

Corridoi umanitari: arrivati a Fiumicino 51 siriani dal Libano, profughi due volte

Sono sbarcati stamattina a Roma, all'aeroporto di Fiumicino, 51 profughi siriani arrivati con i corridoi umanitari promossi dalla Comunità di Sant'Egidio, Federazione delle Chiese evangeliche in Italia e Tavola valdese. Altri 42 hanno transitato per Roma con destinazione  Francia. Sono in maggioranza famiglie numerose o mamme sole con bambini che vivevano in alloggi precari a Beirut e Saida, nel sud del Libano, e nei campi profughi della Valle della Bekaa, zone interessate dalle operazioni militari nella guerra delle forze armate israeliane contro Hezbollah. Saranno accolti in Calabria, Campania, Lazio, Liguria, Lombardia, Piemonte, Toscana.

G7 Inclusione e disabilità. Di Maolo: “Segnale di un cambio di passo, è l’avvio di un processo”

Parte oggi 14 ottobre da Assisi il G7 Inclusione e disabilità, per proseguire domani e dopodomani al Castello di Solfagnano (Perugia). Parla di “evento storico” Francesca Di Maolo, presidente dell’Istituto Serafico, commentando al Sir l’evento. “Un forum internazionale che riunisce i ministri di sette delle principali economie avanzate del mondo, dedicato ai temi della disabilità e dell’inclusione, è il segnale di un cambio di passo”, sostiene. Ma l’inclusione, avverte, non si raggiunge solo attraverso l’abbattimento di barriere architettoniche e l’elargizione di sussidi: “Bisogna anzitutto abbattere le barriere culturali, i pregiudizi; cambiare lo sguardo sulle persone”. E oggi il Serafico si trasforma in un laboratorio di accoglienza e di inclusione aperto a tutti