Il sacerdote ha ideato il percorso giunto quest'anno alla terza edizione. Circa sessanta studenti, degli ultimi tre anni delle scuole superiori romane, hanno scavato dentro di loro per capire quale percorso accademico e professionale intraprendere
L'emergenza coronavirus non è l'unica sfida che deve affrontare la scuola, che si prepara a riaccogliere gli studenti per le lezioni dal 14 settembre, in quasi tutte le Regioni, dopo lo stop forzato, da marzo scorso, dovuto alla pandemia. Negli anni da soggetto centrale nella società, la scuola è diventata sempre più marginale e autoreferenziale. Il Covid è stato un ciclone che ha travolto tutto, ma ha fatto riacquistare la consapevolezza dell'importanza della scuola. Sarà l'occasione per ripensarsi in chiave moderna? Ne parliamo con il responsabile di Tuttavia.eu, il sito della Pastorale della cultura dell’arcidiocesi di Palermo, per oltre quarant’anni insegnante di liceo, ora in pensione
Secondo il Piano scuola 2020/2021, si torna in classe il 14 settembre ma alcune Regioni hanno deciso di posticipare l'avvio delle lezioni. Ad anticipare la ripresa delle attività didattiche è invece, come ogni anno, la Provincia autonoma di Bolzano dove la campanella suonerà lunedì prossimo, 7 settembre. Ma come sarà il rientro fra i banchi dopo sei mesi di chiusura? Il messaggio e l'augurio di Eraldo Affinati a ragazzi, famiglie e insegnanti. Lo scrittore e insegnante romano parla di una "grande sfida", della necessità di progettare la "scuola del futuro" e della "lezione della fragilità". "Per un attimo - dice abbiamo compreso che non si può essere felici se l’infelicità colpisce chi sta accanto a noi"
“Vogliamo superare questa crisi con la democrazia, la trasparenza e la partecipazione dei cittadini. La democrazia è qualcosa che non possiamo sospendere a causa del virus. Ora più che mai, abbiamo bisogno di maggiore cooperazione. I parlamenti devono collaborare e andare oltre i semplici confini nazionali per dimostrare che la democrazia non è passata di moda”.
Individui deboli e privi di interiorità, che attraverso la violenza e la prevaricazione degli altri esercitano un dominio per sentirsi forti. Senza comprendere la gravità delle proprie azioni e la sofferenza che provocano nelle vittime considerate “simulacri vuoti”, quasi personaggi virtuali di una sorta di Mortal Kombat. L’antropologo e pedagogista analizza l’omicidio di Willy Monteiro e rilancia l’urgenza di educare a relazioni autentiche e al valore della vita