Tra Covid e guerra. Dom Stefano Visintin, abate di Praglia dal 2019, legge i fatti degli ultimi due anni ed evidenzia come, dal punto di vista teologico e spirituale, «siano momenti in cui Dio vuole dirci qualcosa»
Dal Venezuela al Brasile: in molti stanno fuggendo a causa della grave crisi umanitaria in corso. La Chiesa di Padova sta attivandosi, grazie alla presenza di don Mattia Bezze, per capire cosa fare
Siamo dalla Liturgia – al cuore di questa dura quaresima – sfidati alla gioia. “Laetare Jerusalem” è l’antifona di Ingresso all’Eucaristia, che audacemente dà il tono a questa domenica: “Rallegratevi con Gerusalemme, esultate per essa quanti la amate. Sfavillate di gioia con essa voi tutti che avete partecipato al suo lutto. Così succhierete al suo petto e vi sazierete delle sue consolazioni; succhierete, deliziandovi, all’abbondanza del suo seno”. Il testo (Is 66,10s) è tratto da una pagina profetica di significato epocale. Nel disastro umano, la promessa di una nuova creazione: tale è il senso dell’appello alla gioia del profeta, che fa da portale d’ingresso a questa domenica. Viene evocata una visione di stridente contrasto coi tempi duri che viviamo: una donna madre che lieta e generosa allatta.
Sono passati due anni. Era il 27 marzo 2020. Il mondo era in preda ad una pandemia che non si arrestava, mietendo vittime, soprattutto tra i più anziani e i più vulnerabili.
Quanti di noi, magari dopo una notte particolarmente turbata da incubi, o dopo un sonno disturbato da pensieri e preoccupazioni, al momento del risveglio sono attanagliati dall’angoscia?
“Tutto è fermo tranne che la guerra”. Così Fulvio Scaglione, per anni corrispondente da Mosca, sintetizza la fase attuale dell’invasione russa in Ucraina arrivata ormai al trentunesimo giorno.
Nella campagna a est di Mosca, a circa 400 chilometri dalla capitale della Federazione russa c’è Karabanovo, un minuscolo paese, dove svetta il campanile della chiesa della Resurrezione del Signore che appartiene alla diocesi ortodossa di Kostroma. La comunità è guidata da padre Ioan Budrin: un parroco buono che parla e scrive di pace e di amore. La polizia lo ha fermato, interrogato, multato perché nella predica di domenica 6 marzo padre Ioan aveva sostanzialmente affermato, riferendosi alla guerra in Ucraina, che al di là di ogni valutazione politica “non possiamo infrangere il comandamento ‘non uccidere’ così facilmente”, spiegando anche che “i soldati russi stanno uccidendo i loro fratelli e sorelle in Cristo”.