Riconoscersi nel figlio per ritrovare la gioia e la casa comune

Siamo dalla Liturgia – al cuore di questa dura quaresima – sfidati alla gioia. “Laetare Jerusalem” è l’antifona di Ingresso all’Eucaristia, che audacemente dà il tono a questa domenica: “Rallegratevi con Gerusalemme, esultate per essa quanti la amate. Sfavillate di gioia con essa voi tutti che avete partecipato al suo lutto. Così succhierete al suo petto e vi sazierete delle sue consolazioni; succhierete, deliziandovi, all’abbondanza del suo seno”. Il testo (Is 66,10s) è tratto da una pagina profetica di significato epocale. Nel disastro umano, la promessa di una nuova creazione: tale è il senso dell’appello alla gioia del profeta, che fa da portale d’ingresso a questa domenica. Viene evocata una visione di stridente contrasto coi tempi duri che viviamo: una donna madre che lieta e generosa allatta.

P. Budrin (Mosca): “Dobbiamo aver cura degli altri e di noi stessi affinché la luce che è in noi non sia tenebra”

Nella campagna a est di Mosca, a circa 400 chilometri dalla capitale della Federazione russa c’è Karabanovo, un minuscolo paese, dove svetta il campanile della chiesa della Resurrezione del Signore che appartiene alla diocesi ortodossa di Kostroma. La comunità è guidata da padre Ioan Budrin: un parroco buono che parla e scrive di pace e di amore. La polizia lo ha fermato, interrogato, multato perché nella predica di domenica 6 marzo padre Ioan aveva sostanzialmente affermato, riferendosi alla guerra in Ucraina, che al di là di ogni valutazione politica “non possiamo infrangere il comandamento ‘non uccidere’ così facilmente”, spiegando anche che “i soldati russi stanno uccidendo i loro fratelli e sorelle in Cristo”.