Istituto Selvatico. Una mostra celebra i 150 anni dalla fondazione della scuola d'arte padovana

L'istituto d'arte, che ha forgiato migliaia di studenti e artisti padovani alla pittura, alla scultura, al design, all'orificeria... rischia di "spegnersi". La ristrutturazione della sede realizzata da Jappelli nel 1910, che lo ha ospitato per cent'anni, è ferma in attesa di conferme dalla provincia di Padova

Istituto Selvatico. Una mostra celebra i 150 anni dalla fondazione della scuola d'arte padovana

Basteranno 150 anni di storia dell’arte a garantire un futuro di qualità?

Lo sperano docenti e studenti dell’istituto padovano Pietro Selvatico, che la recente “promozione” a liceo artistico non salva dalle incertezze a venire. Un futuro solido a guardare l’eccellenza didattica, con laboratori d’indirizzo per molti aspetti innovativi di architettura e ambiente (ex architettura e arredamento), arti figurative pittura (era decorazione pittorica), scultura (era decorazione plastica), design della moda (arte del tessuto e della moda), del gioiello (arte dei metalli e dell’oreficeria) e scenografia.

Un futuro denso di incertezze invece logistiche, visto che da quest’anno le classi hanno dovuto traslocare dallo storico edificio neodorico iappelliano che dal 1910 è sede prestigiosa del Selvatico.

E a tutt’oggi la provincia di Padova, che gestisce lo stabile di proprietà del comune, non ha garantito il rientro della scuola nella struttura jappelliana. Nel tentativo di rischiarare le cupe prospettive, per esorcizzare i timori di cui si è fatta portavoce anche una petizione, “Salviamo la storia di Padova, salviamo il Selvatico”, le glorie passate e presenti del Selvatico vengono esposte in una mostra, curata da Luisa Attardi, allestita fino al 28 gennaio in tre sedi parallele: i musei civici degli Eremitani, palazzo Zuckermann e il caffè Pedrocchi.

Più di duecento opere, modelli, progetti e bozzetti mostrano quanto è stato elaborato dagli allievi della scuola d’arte padovana, nata nel 1867 da un’intuizione attualissima del marchese Pietro Selvatico Estense, teorico e critico d’arte a cui si deve il merito di aver salvato gli affreschi della cappella degli Scrovegni. E di aver capito che occorreva saldare l’alta manualità dei nostri maestri artigiani, vanto nel mondo fin dal Rinascimento, con la conoscenza teorica. Era un ideale, quello che ispirò la fondazione di una “Scuola di disegno pratico di modellazione e d’intaglio pegli artigiani”, che faceva propri e precorreva umori diffusi in Europa. Prospettiva che ancora oggi, nonostante i vari cambiamenti di denominazione della scuola, mantiene la sua validità nello sforzo di coniugare arte e tecnica, creatività e rigore, lettura del passato e attenzione alle sfide del mondo.

L’esigenza di fare scuola si è andata estendendo in questo secolo e mezzo dalle arti figurative alla tessitura e all’oreficeria che, sotto la guida di Mario Pinton, ha raggiunto rinomanza internazionale. Negli anni Novanta è nato, su questo binario, anche l’indirizzo di disegno industriale sotto la guida dell’architetto e storico dell’arte Giulio Bresciani Alvarez. Le idealità e le tappe dell’istituto vengono rilette in una giornata di studi che si tiene venerdì 1° dicembre agli Eremitani.

Ecco quindi prendere forma l’ampio repertorio di creazioni di architettura, scultura, oreficeria, pittura, tessitura, design e scenografia in mostra.

Sono opere che, in più occasioni, hanno reso la scuola famosa nel mondo e che si affiancano, nella sede degli Eremitani, a creazioni artistiche dei docenti, come la china acquarellata del Mercato di Prato della Valle di Tono Zancanaro, la terracotta del Ratto d’Europa di Luigi Strazzabosco e la maschera d’Arlecchino realizzata per una commedia di Goldoni: due maestri che, detto per inciso, sono andati a gara nel tapezzare le chiese padovane di opere importanti e tuttora misconosciute.

Non resta che augurarsi che l’ammirazione per quanto fatto spezzi una lancia in favore del ritorno della scuola nella sede che per più di cent’anni l’ha ospitata, realizzata da un architetto, maestro del marchese Selvatico, che a partire dal bastione distrutto dai francesi aveva saputo sognare la sua città del futuro.

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