Anziani in affido: al via la sperimentazione in Veneto

Dall'utopia alla realtà: la legge regionale per l'affido, a favore di anziani o di altre persone a rischio o in condizioni di disagio sociale, entra nel primo anno di sperimentazione. Il Veneto è la prima regione che si dota così di una normativa che punta a mantenere gli anziani a casa propria attraverso tre nuove forme di assistenza: il piccolo affido, l'affido di supporto e quello in convivenza.

Anziani in affido: al via la sperimentazione in Veneto

«È diritto dell’anziano restare nella propria casa mantenendo una famiglia e una rete di relazioni significative».
Lo afferma con forza da oltre quindici anni l’associazione Anziani a casa propria, dall’utopia alla realtà, nata a Padova il 24 ottobre 2001 per promuovere a ogni livello la cultura della solidarietà tra generazioni.

Un obiettivo che ora è più vicino, dopo che, per avviare la sperimentazione per un anno dell’affido per anziani e adulti autosufficienti a rischio o in condizione di disagio sociale, lo scorso 18 settembre la giunta regionale del Veneto ha stanziato 600 mila euro destinati a

progetti di piccolo affido (per le incombenze della vita quotidiana), affido di supporto (limitato alla cura della persona) e affido in convivenza (presso la casa dell’affidatario o del beneficiario) realizzati da soggetti del terzo settore, attivi in Veneto da almeno due anni.

Tutti i progetti devono prevedere la collaborazione con associazioni di volontariato con finalità ludiche, sportive e culturali che assicurino lo sviluppo di attività di inclusione sociale per i soggetti beneficiari dell’affido. Inoltre gli affidatari non dovranno avere vincoli di parentela con gli affidati.
La sperimentazione prevede che, dopo una fase di formazione iniziale dell’affidatario, si stipuli un contratto tra le parti che definisce, anche, un contributo economico in funzione del tipo di affido. Per tutta la durata del progetto l’organismo del terzo settore deve controllare l’attività degli affidatari.

«Siamo soddisfatti – sottolinea Giusy Di Gioia, presidente dell’associazione – ma il nostro sogno si realizzerà davvero solo con la promulgazione da parte del parlamento di una legge nazionale sull’affido delle persone anziane e adulte in difficoltà. Quando ci siamo costituiti da più parti ci facevano notare che l’idea che gli anziani potessero avere la possibilità di rimanere nelle loro case attivi e solidali era un’utopia. Noi non ci siamo arresi. Abbiamo realizzato il centro diurno, territoriale, integrato per anziani non autosufficienti; la rete territoriale; il servizio sociale di segretariato; l’ufficio di sostegno territoriale integrato per persone bisognose di protezione e assistenza e abbiamo attivato percorsi di affido territoriale integrato per anziani e adulti soli o in difficoltà».

Il primo contratto di affido è stato sperimentato nel 2010 tra la signora Liliana (84 anni), non più autosufficiente ma che viveva da sola perché i figli lavorano in altre città, e Giorgia (28 anni) che insieme al marito viveva in affitto.
Dopo una valutazione positiva da parte  dell’équipe di Anziani a casa propria (un organismo tecnico composto da professionisti sociosanitari) i coniugi sono andati a vivere da Liliana firmando un contratto di affido che definiva le responsabilità, i tempi e i compiti degli affidatari oltre alla durata. Ancora oggi, a distanza di sette anni, le periodiche verifiche dell’équipe registrano in casa un clima sereno e familiare.

Negli anni l’associazione ha sperimentato più di 700 piccoli affidi (il volontario si prende cura per un tempo limitato di una persona in difficoltà, offrendo piccoli aiuti quotidiani come la spesa o l’acquisto di farmaci), circa 200 affidi di supporto (l’anziano o l’adulto, capace di vivere da solo nella propria casa, è sostenuto dall’affidatario che si prende totalmente cura di lui) e 21 affidi in convivenza (il beneficiario non è in grado di vivere da solo e accoglie nella sua casa, se ne ha la possibilità, l’affidatario che, a sua volta, si impegna a provvedere a tutte le necessità). Dal 2010 sono quasi mille le famiglie che hanno dato disponibilità a diventare affidatarie di persone di età compresa tra i 49 e i 91 anni.

«Fin dall’inizio – prosegue Di Gioia – abbiamo lavorato per creare le premesse culturali (attraverso conferenze, incontri e pubblicazioni) e giuridiche, creando un team di esperti, per presentare in parlamento un disegno di legge che rendesse realtà quella che tutti ci dicevano essere un’utopia».
Il 24 settembre 2008, su iniziativa del deputato Alessandro Naccarato, il disegno di legge è stato depositato alla camera dei deputati e il 26 marzo 2013 è stato ripresentato dal senatore Antonio De Poli (già assessore alle politiche sociali della regione Veneto per due mandati). 
Alla presidenza del consiglio regionale Veneto la proposta è stata presentata il 2 novembre 2010 dall’attuale consigliere Stefano Valdegamberi (ex assessore alle politiche sociali) e il 24 febbraio 2015 il Veneto, prima regione in Italia, ha approvato la legge 3/2015 “Disciplina dell’affido a favore di anziani o di altre persone a rischio o in condizioni di disagio sociale”.
«Questa legge – precisa Stefano Valdegamberi – aggiunge un tassello alle altre forme di assistenza, valorizzando le reti di volontariato e assicurando una buona qualità di vita e di assistenza alle persone che vivono sole. Inoltre, consente di ricreare ambienti familiari e di comunità, dando da un lato all’anziano la garanzia dell’affidatario, che è monitorato da enti terzi, e dall’altro la giusta remunerazione all’affidatario. È questo un nuovo modo di impegnarsi nel sociale attraverso percorsi che valorizzano la progettualità del terzo settore».

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