Così abbiamo votato: l'analisi di Gianni Saonara sulle ultime amministrative

Gianni Saonara, ex parlamentare, che per Tonioloricerche cura con scrupolo e metodo l’analisi dei dati elettorali, non ha dubbi: c’è qualcosa che non funziona anche nel sistema di rappresentanza del voto nei comuni.
Basta un elemento su tutti: in 80 comuni sugli 82 regionali coinvolti nella tornata elettorale, la partecipazione al voto è stata ancora in flessione; in 3 addirittura inferiore al 50 per cento degli elettori. E i ballottaggi sembrano non funzionare più...

Così abbiamo votato: l'analisi di Gianni Saonara sulle ultime amministrative

«Il primo dato, palese, facilmente riscontrabile – spiega – è il calo della partecipazione. Un elemento significativo soprattutto in area municipale (e veneta) nella quale eravamo abituati ad affluenze sostanziali. Certamente questo riflette una situazione più generale di disaffezione verso la politica, mettiamoci poi il fatto che i sindaci, i comuni, paiono sempre più svuotati di reali possibilità di incidere nella vita quotidiana dei cittadini. L’impressione di molti cittadini è che i comuni e gli amministratori contino sempre meno, stritolati dalle carenze di bilancio e dalle normative che vengono da fuori. Poi vi è il problema dei ballottaggi».

Inutili?
«Certamente da riconsiderare. La partecipazione alla scelta finale dei primi cittadini, in questa tornata, è stata modesta. C’è da chiedersi che livello di rappresentanza possa avere un sindaco votato da un terzo degli elettori, tanto per fare un esempio. Forse non sarebbe male introdurre una soglia minima per il valore dei ballottaggi (il 60 per cento degli aventi diritto?), ma mi rendo conto che non è una soluzione semplice. Comunque quello del ballottaggio è un meccanismo che sta rivelando evidenti limiti; anche perché l’idea di base che lo aveva sostenuto (cioè la possibile aggregazione tra liste e partiti) si sta rivelando non praticabile. Ci sono gruppi, come il Movimento 5 Stelle, che non accettano alleanze; lo stesso in molti casi vale per il Pd; insomma alla fine si replicano gli stessi consensi del primo turno e la maggior parte degli indecisi resta a casa. Il ballottaggio si sta riducendo a un momento procedurale, di scarsa valenza».

Debolezza delle politica?
«Anche. Certamente si è radicalizzata una certa incapacità di trovare sintesi in nome del governo locale. In Veneto tutto sommato non è cambiato molto. La Lega si è confermata forte in aree tradizionalmente legate al Carroccio, come il Veronese e il Trevigiano; per il resto c’è stata molta variabilità. Il ricorso a tante liste civiche è in fondo sintomatico dell’incapacità dei partiti di essere rappresentativi, di avere significato locale. Devo dire che le forze di centrodestra si sono rivelate molto più flessibili nel cercare alleanze e soluzioni. Forza Italia, ad esempio, pur essendo praticamente inesistente nel territorio, ha cercato delle sponde che la mantenessero viva, con un discreto successo».

Poi c’è la novità del Movimento 5 Stelle…
«In proposito c’è un dato molto interessante. La scelta del “grillini” di candidarsi soltanto in alcune località dimostra una conoscenza del territorio e una consapevolezza non effimera delle loro potenzialità. Dove hanno corso, quelli del movimento hanno fatto bene, in alcuni casi hanno anche vinto (Chioggia e Vigonovo, ad esempio): vuol dire che hanno una classe dirigente che sa valutare; non è cosa da poco».

Il Partito democratico?
«Un po’ isolato, incapace di trovare e costruire alleanze. Per molti aspetti, pensando anche che si tratta di una forza di governo, arroccato, al margine, strategicamente piantato».

Un bilancio complessivo?
«L’impressione è che abbia vinto il particolare, che ogni comune e ogni sindaco abbia pensato a se stesso. Una posizione superata. Oggi la bontà di un primo cittadino credo si misuri sulla volontà e la capacità di ragionare in termini più ampi, di “area vasta”, una prospettiva che al momento mi pare appartenga poco alla maggior parte dei municipi. Su questo comunque si dovranno misurare anche nell’immediato futuro sindaci e amministratori: non c’è scampo, la storia dei comuni non sarà infinita. Anzi per molti aspetti è già chiusa».

I dati

Come sono andate le cose in Veneto? I dati parlano chiaro ed è importante partire dai numeri per impostare le prime valutazione, al di là delle considerazioni politiche o partitiche.
Secondo lo studio di Tonioloricerche, in 80 comuni sugli 82 regionali coinvolti nella tornata elettorale, la partecipazione al voto è stata in flessione; in 3 addirittura inferiore al 50 per cento degli elettori. Tra l’altro in 4 comuni su 82 è stata presentata una sola lista.
La preponderante presentazione di liste civiche non dà luogo a un recupero specifico rispetto alla vasta platea di quanti non hanno partecipato alla consultazione elettorale comunale precedente. E, nelle ultime occasioni, anche i ballottaggi non hanno fatto registrare maggiore partecipazione.

Il partito sicuramente più presente con liste proprie e simbolo è la Lega nord, che però rivela notevole flessibilità anche nel promuovere liste civiche di sostegno ai singoli candidati.
Il Movimento 5 Stelle ha selezionato i comuni nei quali presentare lista e simbolo. I “grillini” comunque confermano la scelta di non presentare liste civiche a supporto.
Strategie molto diverse sono invece state adottate da Partito democratico (lista in 12 comuni su 82) e Forza Italia (in alcuni comuni lista congiunta con la Lega nord).

In 39 comuni su 40 con popolazione inferiore a 5.000 abitanti la presentazione di liste con simboli di partito o movimento utilizzati anche nelle regionali del 2015 è stata gradita e premiata dagli elettori.
Nei comuni superiori a 15.000 abitanti il Pd, rispetto alle regionali 2015, che avevano già fatto registrare un forte peggioramento rispetto alle regionali del 2010, è in flessione in 7 comuni e in lieve miglioramento in 4.
Negli stessi comuni il Movimento 5 Stelle aumenta in consensi rispetto alle regionali 2015 in 9 casi su 11; cala ad Abano Terme, non si presenta a Cittadella.
Negli stessi comuni la Lega nord adotta strategie diversificate, con esiti differenti. In provincia di Padova le liste registrano flessioni, ma il partito rivince con grande margine a Cittadella. Decremento anche ad Adria e Chioggia, ma con candidati al ballottaggio. Il partito vince bene a Villorba e Montebelluna nel Trevigiano e segna aumenti significativi nel Veronese, territorio nel quale si doveva talora misurare con le liste promosse da Flavio Tosi.
Negli stessi comuni, Forza Italia è assente in 5 casi su 11, agevolando così il possibile voto alla Lega; nei restanti 6 comuni, buoni gli esiti a Este, Adria e Montebelluna; invariati, rispetto alle regionali, a Chioggia, in calo ad Albignasego (dove vince una civica a supporto) e Abano.

In 33 comuni su 82 il consiglio comunale vedrà all’opera 2 gruppi consiliari.

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