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A venticinque anni dalla legge n. 109/96 per l’uso sociale dei beni confiscati, benché non manchino criticità e siano necessari "interventi indifferibili e urgenti" per migliorare la normativa, i beni confiscati possono rappresentare un’“opportunità di impegno responsabile per il bene comune”, come recentemente ha sottolineato il presidente di Libera, don Luigi Ciotti. A oggi sono più di 900 le realtà dell'associazionismo e della cooperazione che hanno avuto in assegnazione beni immobili e aziendali confiscati e sono impegnate nella loro gestione per finalità di inclusione, di promozione cooperativa e di economia sociale, di aggregazione giovanile e servizi alle persone, di rigenerazione urbana e sostenibilità ambientale

Posti letto extra, protocolli di prevenzione e distanziamento, isolamento per i positivi: a Madrid, Barcellona e Bruxelles, le amministrazioni hanno messo in campo diverse misure per rispondere alle esigenze delle persone senza dimora durante i mesi più rigidi e per scongiurare il contagio. L’inchiesta del giornale di strada di Bologna, Piazza Grande, racconta come hanno fatto

Report di Openpolis: durante la prima ondata, "paralizzati" uno o più servizi dedicati a problemi mentali, neurologici o dipendenza. Ma la "carenza di risorse già limitava l’accesso all'assistenza". "Calo drastico" anche della richiesta di aiuto delle persone con problemi psichici. Online oltre il 75% dell’assistenza psichiatrica

Un volume collettivo, edito da Erickson, fa il punto su “Bambini, adolescenti e Covid-19”: tra dati e riflessioni, ecco l'impatto della pandemia. Ianes: “Due questioni prioritarie: la maturità e gli studenti con disabilità. Dobbiamo ridurre ansia e lamentosità e garantire inclusione”

Nato 44 anni fa a Dakar, la poliomielite non ha fermato Cheikh Diattara. Nella vita ha fatto il musicista, il giocatore di basket e il sarto. E ora ha anche un suo marchio. "Ke-chic ha uno spirito internazionale e interculturale"

Critico il Coordinamento italiano degli insegnanti di sostegno: “Il provvedimento introduce, per la prima volta nella storia dell’inclusione scolastica, la possibilità di esonerare gli alunni con disabilità dall’insegnamento di alcune discipline o di ridurre l’orario di frequenza, senza valutare le ricadute anche culturali di tale scelta”