Storie

Ferramenta Bernardi. Da oltre trent'anni "entra" nella vita dei padovani: sono migliaia le cerniere e le serrature passate dal negozio alle nostre case. E ora la ferramenta, guidata da Francesco, si sta aprendo anche ad altri settori, come la domotica. Dalla copia delle semplici chiavi fino alle più moderne serrature digitali: una delle realtà del settore più importanti d'Italia, quasi un unicum, è nella città del Santo. Quello dei Bernardi non è solo lavoro, ma... vocazione familiare.

Non sono pochi 120 anni per un’associazione sindacale. Se poi questa è l’Associazione stampa padovana abbiamo «un microrganismo specchio e riferimento di una società in movimento, nel grande mare dell’informazione, decisa a sopravvivere e a migliorarsi, a credere nei propri ideali, immagine di una organizzazione piccola ma ben determinata per dare un senso dignitoso al lavoro, per credere nei propri ideali» scriveva il compianto Luigi Montobbio decano del giornalismo patavino dallo stile elegante e concreto, nella prefazione del suo volume che ne ripercorre la storia. Ma questa è un’associazione importante nel panorama culturale della città soprattutto perché Padova è da sempre una “piazza” privilegiata per l’informazione.

Sui Colli. Da Teolo, dove abitano, Antonella e Pietro salgono ogni settimana (anche quattro volte) sul monte della Madonna, sul monte Grande... e raccolgono i rifiuti. "Pattugliano" la strada asfaltata, ma anche i tanti sentieri nel bosco. Era una missione, ma... "Speravamo che il nostro piccolo esempio potesse smuovere qualche altro viandante, ma ormai siamo scettici. Anche se qualcuno c’è..."

Nato nel 1919 come periodico della goliardia padovana, dopo cent'anni oggi è Il Bo live, giornale online di divulgazione culturale e scientifica dell'Università di Padova. Nel secondo dopoguerra il giornale conobbe la sua miglior stagione diventando l’organo di stampa del Tribunato.

Ha ben 50 anni di esperienza sulle spalle l’associazione Murialdo di Padova che si occupa per lo più di accoglienza di persone fragili, abbandonate, minori, stranieri o italiani, famiglie. In questi 50 anni i volontari hanno conosciuto tante storie, di ragazzini, ma anche di adulti. E per celebrare questo traguardo  ma anche per fermarsi e interrogarsi hanno organizzato un convegno, “C’è qualcuno che ha visto lontano. L’attualità di una risposta” che si è tenuto il 25 ottobre scorso. E qualcuno ha visto davvero lontano, perché l’accoglienza dell’Associazione Murialdo ha uno stile tutto nuovo per quei tempi caratterizzati dall’istituzionalizzazione. Uno stile familiare.

Alberi di Mango è più di una cooperativa, è la difesa di una comunità contro lo spopolamento della montagna. Unendo le forze, sognando un futuro possibile e riscoprendo gli insegnamenti di una tradizione secolare che ha fatto della condivisione la sua arma più preziosa. Da soli non si va da nessuna parte. La vera ricchezza, la speranza, stanno nella collaborazione e nella socialità

Trent’anni di Parco etnografico sono un traguardo importante: «Celebrarlo significa rileggere l’evoluzione del parco – spiega Luca Silvestri, attuale direttore del Parco etnografico – È stato mantenuto un focus pur vivendo un cambiamento significativo, perché se ci si pensa trent'anni fa questo luogo era molto diverso.

Si chiama Umami Factory, si trova a Cartura, ed è un’edicola, una fioreria e uno spazio culturale. Uno spazio "ibrido" che ha aperto proprio accanto a dove aveva appena chiuso un'edicola. Una sfida, una scelta quasi controcorrente. Ma la particolarità di questa attività è nelle persone che la gestiscono. Il progetto infatti, è della Cooperativa sociale Giovani e Amici, nata nel 1989, il cui scopo è generare opportunità lavorative e di inclusione per le persone con disabilità. L'edicola diventa così luogo di aggregazione per la comunità. Umami  è il quinto gusto in giapponese: una metafora legata alla sfera dei sensi che sembra essere perfetta per comunicare la disabilità  nelle sue diverse forme. «La nostra idea di fondo – dicono quelli della Cooperativa –  è che bisogna cambiare il sapore, la percezione che si ha della disabilità e questo è possibile anche offrendo qualcosa di nuovo».