“Implementare un modello di Welfare Culturale di accoglienza, fruizione ed inclusione, che incida sul benessere individuale e sociale misurato con strumenti di valutazione validati, utili al miglioramento della qualità di vita delle persone tutte, nessuna esclusa”.
“Il mercato del lavoro è polarizzato, ci sono tantissimi lavoratori poveri, la concorrenza è verso il basso”. Ma già si sta lavorando ad “un nuovo paradigma”, nel quale – spiega il professore – conterà anche il “voto con il portafoglio” dei cittadini. Una prossima Settimana sociale – suggerisce – “potrebbe essere dedicata al lavoro nella transizione ecologica e digitale”
Conclusioni che… non sono conclusioni. Mons. Luigi Renna, presidente del Comitato scientifico e organizzatore, interviene all’assemblea che riunisce i delegati alla Settimana sociale per provare a definire alcuni punti fermi e individuare dei rilanci al termine dei lavori di Trieste.
Contribuire, ascoltare, tessere insieme, proporre per decidere, accompagnare. Sono gli “elementi chiave” indicati da padre Giacomo Costa sul versante del “metodo”, affinché i lavori della Settimana sociale non si fermino all’esperienza di Triste. “Contribuire nel senso che tutti sono chiamati a prendere parte alla vita democratica”.
“Far conoscere tanta vita vera, tanta gente vera”. Il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, ha ha sintetizzato il compito dei giornalisti, ringraziandoli in una dichiarazione rilasciata al Centro congressi di Trieste, nella penultima giornata della Settimana sociale, durante la quale si sono ascoltate “tante esperienze concrete in cui la dottrina sociale della Chiesa è esperienza di tanti ragazzi, uomini e donne, tante donne come abbiamo visto”.
“Siamo vivi. Qui a Trieste, nei rispettivi territori. Abbiamo avvertito la brezza dello Spirito, abbiamo compreso, insieme, che occorre partecipare”. Elena Granata, componente del Comitato scientifico, interviene all’assemblea dei delegati della Settimana sociale, per individuare alcune “prospettive”.
Si inaugura una stagione in cui si diffonde la potenza computazionale nella società. In quegli anni, questa distribuzione della potenza computazionale avviene confinandola in “mainframe”. Tuttavia, è la comparsa di una nuova corrente culturale che possiamo definire, ci si perdoni il gioco di parole, come Bit generation, che ha prodotto il profondo meccanismo di decentralizzazione dei decenni seguenti. La rivoluzione tecnologica si è nutrita dal seme della controcultura californiana degli anni ’60. Il centro di questo modo di vedere il computer e l’informatica è stato ed è la Silicon Valley, l’area compresa tra San Francisco e San José
“Nessuna Chiesa, nessun popolo, nessun potere può pretendere di avere da solo l’ultima parola sulla verità”. Lo ha detto Isabella Guanzini, ordinario di teologia fondamentale all’Università di Graz, introducendo con la sua riflessione biblica la terza giornata della Settimana sociale dei cattolici in Italia, in corso al Trieste sul tema: “Al cuore della democrazia”.