Il progetto Safe risponde alla chiamata di Papa Francesco nella lettera al Popolo di Dio dell’agosto 2018, in cui il Santo Padre diceva: “l’unico modo che abbiamo per rispondere a questo male che si è preso tante vite è viverlo come un compito che ci coinvolge e ci riguarda tutti come Popolo di Dio”. Un popolo di Dio, quello coinvolto dal progetto Safe, fatto di laici e laiche che sono mamma e papà, allenatori e allenatrici, dirigenti sportivi, educatrici ed educatori in percorsi associativi parrocchiali e diocesani, insegnanti, e anche con alcuni sacerdoti impegnanti nella pastorale giovanile, dello sport e familiare, per due anni si è formato per promuovere ambienti educativi sicuri laddove ciascuno vive la sua quotidianità
Grande è l’impegno del Servizio regionale: promossi incontri on line e in presenza di formazione e informazione. In quasi tutte le diocesi sono stati attivati i centri di ascolto. Molte le donne referenti. Finora giunte pochissime segnalazioni
La figura di Maria non ha solo attraversato l’arte e la letteratura di tutte le latitudini, ma anche quella particolare dimensione che è stata chiamata “visione del mondo”.
Con il suo legno, le sue vetrate piombate e i suoi tetti spioventi, la chiesa di Stiege è l’unico edificio sacro di questo tipo sopravvissuto fino ai giorni nostri in Germania.
Se certamente la maggior parte degli abusi avviene nella cerchia familiare è altrettanto vero che la Chiesa non ne è esente e non soltanto perché composta da famiglie, ma anche perché in questi odiosi crimini sono state coinvolte persone con responsabilità nella comunità. Che si tratti di un male antico non c’è dubbio, ma non è certo ineluttabile: diventa di vitale importanza costruire e consolidare un vero e proprio cambio culturale
“Tommaso ‘è’ bello, come tutti i bambini. Per il candore della sua fisionomia e per la limpidezza semplice dei tratti, che incantano e suscitano nelle persone brave ed oneste un immediato senso di custodia e di benevolenza. Mi sento autorizzato a dichiarare, a nome di tutti i presenti, che sei tu, piccolo Tommaso, il nostro ‘campione’ e noi siamo fieri di presentarti al trono dell’Altissimo: sicuri di fare una splendida figura!”.
Nel discorso del 29 aprile 2022 alla Pontificia commissione per la tutela dei minori, il Papa ha auspicato che “la tutela e la cura delle persone che hanno subito abusi diventi norma in ogni ambito della vita della Chiesa”. L’auspicio del Pontefice si pone in continuità con l’esigenza di accompagnare le vittime non solo in un cammino di guarigione ma anche in un percorso di giustizia, come già indicava l’art. 2 del motu proprio "Vos estis lux mundi". In tal senso, la Chiesa italiana si deve dotare di specifici percorsi formativi, di aggiornamento e di qualificazione di personale specializzato a disposizione delle diocesi e degli Istituti di vita consacrata