Un voto “contro” per uno scenario ricco di incognite

Il commento al voto di Azione cattolica, Meic, Acli da Vicenza e Padova.

Un voto “contro” per uno scenario ricco di incognite

«Il quadro che è emerso dopo le elezioni è quello di un Paese diviso tra Nord e Sud, ripiegato più in difesa di interessi che non con un atteggiamento propositivo». È il commento di Caterina Pozzato, presidente diocesana dell’Azione cattolica vicentina.
«Dalle urne – aggiunge – è emersa un’accentuazione dell’individualismo. In questo senso ha avuto un ruolo importante la rete: la vittoria è stata infatti costruita sui social». A tale riguardo nota che «è questo uno strumento che non va certo demonizzato, ma occorre essere consapevoli del fatto che accentua la partecipazione individualistica, mentre non c’è appartenenza al popolo, così come ce l’ha indicata papa Francesco». 
Secondo Pozzato l’esito elettorale, inoltre, segnala delle «forti contraddizioni. I 5 Stelle e la Lega non hanno i numeri per governare autonomamente, ma tutte e due queste forze sono su posizioni estremistiche, su posizioni “anti qualcosa”. Su tutto questo, anche come cattolici, dobbiamo riflettere. L’altra contraddizione è che il referendum costituzionale è stato bocciato ma ora con questo voto la maggioranza degli italiani dice che vuole cambiare. Rispetto al solidarismo, infine, si registra un vuoto preoccupante».

Anche secondo Francesco Zordan, presidente Meic Vicenza «non è stato un voto ragionato, ma un voto di protesta che ha dato come esito la ingovernabilità». Il problema – secondo il presidente del Meic berico – «non è tanto il programma, che certo è netto su una serie di questioni, ma la mancanza di volontà di dialogo. Sono gli altri che si devono avvicinare o a Salvini o a Di Maio. Ma senza dialogo una soluzione per trovare un governo al Paese è davvero difficile». Rispetto all’esito del voto Zordan ritiene che in buona misura derivi da errori del centrosinistra e del Pd in particolare, «che non ha saputo gestire la fase più critica del fenomeno migratorio, specie al nord. Vi è stato poi un peccato di autosufficienza del centrosinistra che forse pensava di poter aver vita lunga al di là di tutto e si sono così sottovalutati i competitor. Inoltre, a parte la misura degli 80 euro, le altre riforme non sono riuscite a toccare concretamente gran parte degli italiani. La crisi economica come l’emergenza migratoria esistono oramai da anni, ma hanno perso tempo prezioso». 

E adesso? «È tutto nelle mani del presidente. Ma non vorrei trovarmi nei suoi panni», sottolinea Gianni Cremonese, presidente delle Acli provinciali di Padova. «Partecipazione, accoglienza, lavoro... – commenta Cremonese – Non basta più proclamare principi: questo dimostra la sconfitta di Pd e Forza Italia che non sono riusciti a cambiare la direzione del nostro Paese. Il risultato elettorale ci fa chiaramente capire che il popolo vuole una “mano forte” che risolva i problemi di una crisi non ancora superata e che tocca la maggior parte degli italiani». 
Se Lega o Movimento 5 stelle andranno al Governo, la loro politica sarà più decisionista, con il rischio di bypassare i corpi intermedi: «Il nostro ruolo diventerà meno istituzionale, dovremmo lavorare alla base per costruire proposte e azioni concrete che incidano sul tessuto sociale e mantengano la coesione, perché se il reddito di cittadinanza dei Cinque stelle o la flat tax della Lega non diverranno realtà, come reagirà il popolo?».

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