L'impegno e i risultati del centro d'ascolto vicariale Valstagna-Fonzaso

Attivo dall'aprile 2015, il centro d'ascolto vicariale di Valstagna-Fonzaso aiuta italiani e stranieri, anche grazie al contributo delle comunità locali e del "Sostegno di Vicinanza". Tra volontariato spontaneo, pregiudizi e tante disponibilità, l'impegno di chi cerca di farsi prossimo nelle situazioni di vita più difficili.

L'impegno e i risultati del centro d'ascolto vicariale Valstagna-Fonzaso

Sono pochi i territori della nostra diocesi ad aver conosciuto in maniera così massiccia sia il fenomeno dell'emigrazione che quello dell'immigrazione come i territori del vicariato di Valstagna-Fonzaso. Situazioni differenti ma complementari, ricche di opportunità e di bellezza ma anche di fatiche e solitudini. E proprio nei paesi svuotatisi mezzo secolo fa di tanti italiani fuggiti all'estero per cercar fortuna oggi molti stranieri, arrivati negli anni di crescita con un lavoro sicuro tra le imprese della vallata, ora soffrono la perdita del lavoro, senza un posto a cui tornare e senza radici stabili alle quali ancorarsi nei momenti di difficoltà.

Dall'aprile 2015 è attivo il Centro d'ascolto vicariale della Caritas del vicariato di Valstagna-Fonzaso. A guidare il gruppo dei volontari fin dalla sua costituzione Giuliano Chimento di Solagna: «Sono andato in pensione nel 2010. Prima facevo il capofabbrica in un'azienda di stampaggio di materie plastiche. Dato che da giovane sono stato aiutato anch'io - ho fatto le scuole in un istituto don Calabria perché la mia famiglia era povera - mi è sempre rimasta la voglia di poter contraccambiare: "Ho ricevuto gratuitamente, ora devo restituire"». Dal 2010 Giuliano è volontario della Caritas giù a Bassano del Grappa, in diocesi di Vicenza, ma fin dall'inizio coltiva un desiderio: «Sentivo la necessità che dovevamo creare anche qualcosa in vallata. Poi, quando la diocesi di Padova ha iniziato a promuovere un corso per i volontari per la costituzione di Centri di ascolto vicariali ho preso la palla al balzo e così, dopo cinque anni di esperienza a Bassano, ho dato la disponibilità a coordinare il gruppo».

Il corso con Caritas Padova inizia nell'autunno del 2014 con una trentina di partecipanti, in rappresentanza sia dell'ala vicentina del Vicariato che quella bellunese. Oltre a Giuliano Chimento sono pochi i pensionati che hanno accettato di offrire un po' del tempo rispetto all'alto numero di giovani, lavoratori, padri e madri di famiglia.

«Durante il corso - spiega Chimento - abbiamo compreso come il nostro primo valore è quello della vicinanza. Siamo ben coscienti che non possiamo risolvere tutti i i problemi di chi ci si presenta davanti, e che dobbiamo combattere la cultura dell'assistenzialismo che alla fine non aiuta davvero, ma il primo passo è far sentire a chi vive una situazione di disagio che siamo lì per loro».

Al termine rimangono 23 disponibilità, ed è con queste che da un anno e mezzo il Centro d'ascolto opera ogni sabato mattina, dalle 10 alle 12, a Valstagna e un giovedì ogni due settimane, ad Arsiè, il tardo pomeriggio dalle 17 alle 19.

Dall'aprile 2015 allo stesso mese nel 2016 il Centro d'ascolto ha dispensato aiuti pari a 16 mila euro, in gran parte coperti dal contributo di avvio una tantum di Caritas Padova. Per continuare la presenza sul territorio è stata pensata una formula mutuata dall'esperienza maturata nella diocesi di Vicenza: «Da fine maggio - racconta Chimento - promuoviamo il "Sostegno di Vicinanza". Chiediamo alle famiglie che possono rinunciare qualcosa di destinare dieci, venti, trenta o cinquanta euro al mese a chi è in difficoltà. È un modo per continuare ad operare e allo stesso modo coinvolgere le comunità. Lo spirito è lo stesso delle adozioni a distanza, solo che qui si aiuta chi è vicino».

Le povertà in vallata sono simili a quelle delle pianura, anche se qualche difficoltà è accentuata dal contesto: «La platea che si rivolge a noi è per il 30% italiana e per il restante 70% straniera. Gli stranieri sono soprattutto persone che hanno perso il lavoro e poi non riescono più a ritrovarlo, mentre gli italiani sono quelli con maggiori fragilità, che nel mercato di qualche anno fa riuscivano comunque a trovare un posto adatto a loro e che adesso si vedono tagliati fuori». E i volontari? «Non si aspettavano realtà del genere. Molti, ai primi contatti, sono rimasti scioccati davanti a mamme con bambini piccoli senza nulla da mangiare: è difficile non farsi coinvolgere emotivamente di fronte a persone in situazioni così gravi di disagio. Ogni tanto arriva la frustrazione: sarebbe bello trovare un lavoro e pagare le bollette a tutti quelli che si presentano. È brutto non poter intervenire quando sai che a quella persona staccheranno il gas».

La lotta più difficile? «Quella contro i pregiudizi. C'è chi dice: "Ma come, aiutate quello lì che poi si compra le sigarette?". Nonostante questo, però, vediamo che in tanti si danno da fare. Anche chi non fa parte del Centro d'ascolto ha iniziato a mettersi a disposizione per dare una mano alle famiglie. Questo è ciò che conta».

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