La chiesa di Saletto di Vigodarzere ritrova i suoi ricami del Settecento

Poteva causare un grave incidente, se il pezzo di cornice di gesso di otto chili fosse caduto mentre la chiesa era affollata. Invece il distacco di quell’elemento architettonico dal soffitto della chiesa di Saletto di Vigodarzere si è rivelato “provvidenziale” per la riscoperta e il recupero di una decorazione policroma settecentesca di cui si era quasi perduta la memoria.

La chiesa di Saletto di Vigodarzere ritrova i suoi ricami del Settecento

Sabato 19 settembre alle ore 20.30 con un concerto della pianista Patrizia Cavinato e del soprano Danila Tasca, con Marina Lazzaro come voce narrante, e domenica 20 alle 9.30 con la messa presieduta da mons. Luigi Antonio Secco, vescovo salesiano di Willemstad (Antille Olandesi), seguita da un breve intervento del progettista e direttore dei lavori Marco Giovanni Pegoraro, la comunità di Saletto di Vigodarzere ha ringraziato il Signore e fa festa insieme per il completamento dei lavori di consolidamento strutturale e di restauro dell’apparato pittorico del soffitto della chiesa di San Silvestro. Una chiesa tra le più antiche della zona insieme a quella di Tavo, di cui appare la prima notizia storica tra il 1189 e il 1190, ai tempi dell’antipapa Clemente III. Il tempio è stato riedificato nel 1977 e poi “fatto nuovo”  nella seconda metà dell’Ottocento.

L’operazione di recupero è iniziata, per l’accidentale caduta di un pezzo della cornice di gesso, malamente applicata al soffitto lungo tutti i profili architettonici nel secolo scorso. Un crollo che ha rivelato la debolezza dell’intero sistema di ancoraggi e ha reso necessario un complesso intervento di consolidamento di tutto il soffitto, facendo riaderire l’intonaco al cannicciato soprastante, su cui gravavano quintali di escrementi di volatili e altri residui, e la sostituzione con cornici più leggere e meglio aggrappate ai travetti di sostegno e ad una rete di rinforzo appositamente collocata su tutta la superficie dell’estradosso.

A questo punto, la ditta appaltatrice di Riccardo e Moreno Garalin si è offerta di proseguire a sue spese l’intervento, con la reintonacatura del soffitto. La tinta opaca stesa all’epoca dell’installazione delle cornici cadute, una volta rimossa ha rivelato un elaborato apparato decorativo, fatto di costoloni e fregi incrociati a racchiudere e incorniciare gli elementi pittorici. La restauratrice Lisa Tordini, coadiuvata dagli allievi del corso per tecnico del restauro dei beni culturali promosso dall’Upa padovana (Eleonora Gallo, Giulia Tambuscio, Lara Pilloni, Stefano Sorgato, Roberta Zornetta, Edoardo Anastasio, Veronica Lazzari e Martina Ceccato), ha condotto con passione il cantiere portando alla luce l’apparato decorativo settecentesco di delicate cromie, che aveva al centro una bella immagine di san Silvestro papa, a cui è stato restituito il nitore evidenziando particolari che erano stati del tutto oscurati. Uguale intervento è stato effettuato sulla parte del soffitto realizzato nel 1876, quando la chiesa è stata allungata di sei metri. Al centro di quest’area una tempera di cui è stata scoperta la data di esecuzione (l’anno santo 1901) con la Madonna del Rosario e i santi Domenico Guzman, Caterina da Siena e papa Leone XIII. Peccato che buona parte delle figure sia stata goffamente evidenziata, in epoca indefinita, con linee di profilo rosso cupo che non è stato possibile togliere.

Un’altra sorpresa è venuta dal presbiterio dove, sotto il riquadro centrale di gesso su sfondo azzurro (recuperato integro), è emerso l’affresco originale con il calice eucaristico sorretto da putti angelici di agile fattura. Perfino sotto le rosette in gesso sono comparse e sono state rimesse in luce le primitive decorazioni dipinte. Anche i quattro evangelisti negli ovali laterali sono stati ripuliti mentre è riemersa la croce dipinta sulla lunetta dell’antifacciata.

La riscoperta, per buona parte inattesa, dell’apparato decorativo antico è stata resa possibile dal legame di collaborazione, dalla sinergia che si è venuta a creare tra la parrocchia, che ha dato fiducia agli operatori, e l’impresa che ha attivato il corso dell’Upa. Un encomio particolare va rivolto ai ragazzi che hanno eseguito concretamente, sotto la direzione di Lisa Tordini, le quattro fasi di rimozione delle ridipinture, consolidamento delle superfici con iniezioni di prodotti d’ancoraggio, sigillatura delle crepe e integrazione pittorica. I lavori sono stati eseguiti nei momenti del gran caldo estivo, che ha colpito proprio mentre i ragazzi dovevano operare nella parte alta della navata dove, è noto, il calore si fa sentire in modo particolare.

L’intervento è stato presentato recentemente durante un incontro a cui hanno preso parte tutti coloro che hanno preso parte alla realizzazione dell’opera. Era presente anche il nuovo abate di Santa Giustina don Giulio Pagnoni, in qualità di componente della commissione diocesana d’arte sacra. Come ciliegina sulla torta, il progettista ha fatto capire che anche sotto gli intonaci delle pareti, specie nel presbiterio, potrebbero esserci delle sorprese.

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