L'editoriale di Giugno

Pane e parole. Di questo, in fondo, sono fatte le nostre mense quotidiane. Possiamo scegliere qualsiasi cosa dal menù, quello del cibo ma anche quello delle parole. Può capitare che qualcuno scelga per noi, o che ci ritroviamo a scegliere per gli altri: nello scambio di sguardi e di pietanze, sulla tavola si intrecciano spezzoni di vita che dicono chi siamo, chi siamo stati e chi vorremmo essere.

L'editoriale di Giugno

Pane e parole. Di questo, in fondo, sono fatte le nostre mense quotidiane. Possiamo scegliere qualsiasi cosa dal menù, quello del cibo ma anche quello delle parole. Può capitare che qualcuno scelga per noi, o che ci ritroviamo a scegliere per gli altri: nello scambio di sguardi e di pietanze, sulla tavola si intrecciano spezzoni di vita che dicono chi siamo, chi siamo stati e chi vorremmo essere. «Cos’hai fatto oggi a scuola?», «Com’è andata al lavoro?», «…come stai?». La parola e il silenzio, come parti integranti della stessa partitura, si mescolano al cibo quotidiano per diventare impasto nuovo, vita che fa un passo avanti. È così che nutriamo il corpo delle nostre relazioni, che tanto sono state ridotte alla fame da oltre un anno.
Pane e parole sono anche gli ingredienti della mensa domenicale, come due facce della stessa medaglia. Il menù cambia ogni domenica, perché le parole sono diverse, noi siamo diversi, lo è il lavoro che le nostre mani hanno impastato. Ma Gesù Cristo è sempre lì, sempre pane che si spezza per farsi corpo in noi. Sempre Parola che infiamma e che accompagna alla Pasqua, sempre relazione che tende la mano per non lasciarsi sfuggire la nostra. Pane e Parola che si fanno vita quotidiana, per donarsi ancora attraverso di noi.

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