L'editoriale di maggio

Sono in macchina in mezzo al traffico, un po’ in ritardo. Spero che la coda non si fermi ma continui nel suo moto costante, seppure lento. Ho spento la radio preferendo la mia musica, che mi mette nelle condizioni di rendere più sopportabile il tempo apparentemente inutile della strada.

L'editoriale di maggio

Sono in macchina in mezzo al traffico, un po’ in ritardo. Spero che la coda non si fermi ma continui nel suo moto costante, seppure lento. Ho spento la radio preferendo la mia musica, che mi mette nelle condizioni di rendere più sopportabile il tempo apparentemente inutile della strada. Fuori è grigio, minaccia pioggia. «Fammi arrivare prima del diluvio», sussurro. Può sembrare una banalità, ma la richiesta è sincera. Quante richieste sono rimaste latenti, lì tra il pensiero e la gola, quante invece sono risuonate potenti nell’abitacolo della mia auto, dentro a quel “tempo inutile”...
Questa semplice esperienza mi fa riflettere sulla natura della preghiera. Essa nasce da un moto del cuore che vibra del rumore del mondo, dei ritmi del tempo, degli accordi e disaccordi della vita, e si lascia armonizzare dalla voce dello Spirito. Può entrare dentro a un ritmo quotidiano, può approfittare delle pause e dei silenzi, a volte può sembrare dissonante o martellante come un tamburo, ma spesso è lì, di sottofondo, come quel motivo che di tanto in tanto riprende a suonare nella testa. Quando la preghiera diventa “la mia musica”, il tempo inutile si fa luogo dello Spirito, che traduce il mio cuore nel linguaggio di Dio. Quale musica sta scrivendo la tua preghiera? A quale ritmo batte?

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