L'editoriale di ottobre

«Ho fatto una bella esperienza!». Quante volte abbiamo usato quest’espressione per dire qualcosa di più di una semplice conoscenza acquisita, o una serie di azioni compiute! Usare il termine «esperienza» indica il bisogno di allargare la propria visuale fino a comprendere le molteplici dimensioni di cui siamo costituiti, al punto da sentire che qualcosa in noi è cambiato tanto che, almeno una parte di noi, non sarà più come prima.

L'editoriale di ottobre

«Ho fatto una bella esperienza!». Quante volte abbiamo usato quest’espressione per dire qualcosa di più di una semplice conoscenza acquisita, o una serie di azioni compiute! Usare il termine «esperienza» indica il bisogno di allargare la propria visuale fino a comprendere le molteplici dimensioni di cui siamo costituiti, al punto da sentire che qualcosa in noi è cambiato tanto che, almeno una parte di noi, non sarà più come prima. Così anche uno stile di vita ecologico è prima di tutto frutto di un’esperienza capace di coinvolgere alcune, se non tutte le dimensioni della propria quotidianità. Una sensibilità che, fin dalla più giovane età, è attenta nei confronti dell’ambiente in cui vive, nell’intreccio delle relazioni umane e con le altre creature, si forma perché una comunità, nel suo insieme e nella sinergia fra le varie parti, si fa attenta ed educante, rendendosi fautrice di un’esperienza che si può «toccare con mano».
Quanto possiamo diventare, con le nostre scelte concrete, «una bella esperienza» nei confronti di chi ha bisogno di maturare una sensibilità ecologica? Qui entra in gioco, a pieno diritto, anche la nostra testimonianza cristiana, che non si limita a sottolineare la bontà della creazione con le parole, ma vive e fa vivere appieno con i fatti questa bontà.

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