La giornata di domenica 17 ottobre

Guardo alla mia esperienza e inevitabilmente mi chiedo: sono o sarò in grado di accostare qualcuno, anche il Signore, con piena fiducia? «Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio» è un detto popolare che ho sentito spesso ripetere e che a volte sembra proprio governare le relazioni all’interno della nostra società: basti pensare ai molti contesti in cui è necessario premurarsi di avere autorizzazioni scritte anche per le cose apparentemente più semplici come ritirare la documentazione medica di un familiare, far scendere le scale ai bambini del nido, condividere nella comunità parrocchiale foto di attività…

La giornata di domenica 17 ottobre

Guardo alla mia esperienza e inevitabilmente mi chiedo: sono o sarò in grado di accostare qualcuno, anche il Signore, con piena fiducia? «Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio» è un detto popolare che ho sentito spesso ripetere e che a volte sembra proprio governare le relazioni all’interno della nostra società: basti pensare ai molti contesti in cui è necessario premurarsi di avere autorizzazioni scritte anche per le cose apparentemente più semplici come ritirare la documentazione medica di un familiare, far scendere le scale ai bambini del nido, condividere nella comunità parrocchiale foto di attività… Se poi mi soffermo sulla mia personale esperienza di relazione mi accorgo che le cose, effettivamente, non sono facili: da un lato è richiesta la disponibilità a mettere nelle mani di qualcun altro la verità di sé – almeno quella di cui si ha consapevolezza – fatta anche di paure, debolezze, sofferenze, limiti; dall’altro ci vuole accoglienza incondizionata della persona, della sua storia e la scelta di rimanerle accanto, anche quando costa fatica. Ma in fondo cosa frena la nostra fiducia?
A volte, a renderci guardinghi probabilmente sono le ferite ancora aperte della nostra vita o i pregiudizi, in altre occasioni a far da ostacolo è forse il nostro orgoglio o il mito del self-made man/woman che mette al centro l’autosufficienza, il successo personale, e per certi versi il potere. Sembra essere così anche per Giacomo e Giovanni: si avvicinano a Gesù, ma non di certo con piena fiducia. Nei versetti che precedono il brano evangelico di oggi, il Signore ha appena annunciato loro, e con ricchezza di dettagli, ciò che lo attende a Gerusalemme – la condanna a morte, la derisione, l’uccisione e la risurrezione – ma i due, presi dal loro superficiale desiderio di gloria e potere, ignorano del tutto le parole di Gesù o le interpretano solo in funzione di sé e dei propri schemi. Ed è qui che Gesù mi sorprende con la sua fiducia: non rimprovera aspramente i due sottolineando la loro incomprensione e nemmeno se ne allontana deluso, come istintivamente avrei fatto io e forse tanti altri, al contrario, con fiducia, Gesù si fa loro vicino e li accompagna nella riflessione affinché possano porre le basi di una graduale comprensione, che – lo sappiamo bene – si concretizzerà solo dopo la sua morte e risurrezione.
Gesù crede in noi da sempre, ce lo ricorda bene la seconda lettura: Cristo ha sperimentato le nostre debolezze, si è fatto vicino a ognuno di noi, si è spogliato per rendersi in tutto simile a noi e salvarci! È la fiducia propria di chi ama e non esita a donarsi per l’amato. Continuo a chiedermi se sono in grado di accostarmi con piena fiducia a qualcun altro e al Signore: ora so che prima di tutto posso gustare e nutrirmi della fiducia che Gesù mi ha accordato da sempre, con lui non si tratta di fare chissà quale sforzo per avvicinarlo, ma di lasciarmi accostare da lui, malgrado le mie paure e debolezze, di far spazio alla sua compagnia e guida, anche quando la strada indicatami è in salita. E poi, proprio in lui, posso trovare lo slancio per affidarmi e accogliere incondizionatamente gli altri: per accostarmi con fiducia! 

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