La giornata di domenica 24 novembre

Ero al supermercato e mi aggiravo nel reparto patatine e salatini, sentendomi un po’ in colpa perché sicuramente mia moglie mi avrebbe rimproverato per quell’acquisto... mentre i miei figli ne sarebbero stati felici. In un angolo di questo grande supermercato mi sono trovato improvvisamente di fronte a un uomo che piangeva stringendo in una mano un sacchetto del pane e un cellulare... Mi sono avvicinato pensando che avrei rinunciato alle patatine e avrei aiutato quella persona a completare la spesa, ma la sorpresa è stata tanta quando alla domanda «mi scusi, ha bisogno di aiuto?»

La giornata di domenica 24 novembre

Ero al supermercato e mi aggiravo nel reparto patatine e salatini, sentendomi un po’ in colpa perché sicuramente mia moglie mi avrebbe rimproverato per quell’acquisto... mentre i miei figli ne sarebbero stati felici. In un angolo di questo grande supermercato mi sono trovato improvvisamente di fronte a un uomo che piangeva stringendo in una mano un sacchetto del pane e un cellulare... Mi sono avvicinato pensando che avrei rinunciato alle patatine e avrei aiutato quella persona a completare la spesa, ma la sorpresa è stata tanta quando alla domanda «mi scusi, ha bisogno di aiuto?» Carl (questo è il suo nome che dopo mi ha confidato) mi ha mostrato il cellulare, che attraverso Skype trasmetteva da un ospedale una signora che abbracciava un bellissimo bambino chiaramente appena nato.
Il pianto di Carl era di gioia e di nostalgia e, istintivamente, continuavamo a guardare quel bambino abbracciati. Carl è arrivato in Italia per cercare lavoro tramite un suo amico, e non sapeva che la moglie fosse incinta. Oggi Carl è diventato papà ed è lontano dalla moglie e dal figlio, ma anche se con fatica ha trovato stabilità, e i casi della vita lo hanno portato a condividere con uno sconosciuto uno dei momenti più importanti della vita di una famiglia. Le patatine alla fine le abbiamo comprate e ce le siamo mangiate di fronte a una bibita; Carl mi ha raccontato del grande amore per la sua Ashira, ha ringraziato Allah per la famiglia, per averlo protetto durante un viaggio difficile, per il figlio appena nato, per quello sconosciuto che voleva aiutarlo pensando avesse fame, ma alla fine con quello sconosciuto ha condiviso «patatine e la nascita del figlio». Ci siamo lasciati così e mentre mi stringeva mi ha detto che Dio è grande e Dio fa tutte le cose, anche quel bel momento appena vissuto.
Le parole di Carl mi hanno inevitabilmente riportato alla lettera di Paolo ai colossesi: «Tutte le cose sono state create per mezzo di lui», e più avanti: «è piaciuto infatti a Dio che abiti in lui tutta la pienezza e che per mezzo di lui e in vista di lui siano riconciliate tutte le cose, avendo pacificato con il sangue della sua croce sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli». Mi piace pensare che questo momento, in cui due padri di famiglia, indipendentemente dalla condizione sociale, dal colore della pelle e dalla fede, si siano trovati a ringraziare il proprio Dio per questo incontro, abbia concretizzato proprio queste parole: idealmente in Dio due padri di famiglia hanno vissuto un momento di comunione e di pace sia sulla terra che in cielo grazie ad una preghiera comune. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui, anche quel bambino, anche e soprattutto quel gran regalo di aver vissuto un vero momento di comunione partecipando alla felicità più grande per un padre. Forse il conforto del comune abbraccio ha fatto bene a entrambi: a me ha riempito di tenerezza, a Carl forse ha dato un po’ di fiducia nel prossimo. 

scarica la pagina in pdf

Pubblico dominio
Allegato 11atpag73e74e75.pdf (50,05 kB)