La giornata di domenica 27 ottobre

La chiacchierata in confidenza con uno studente fuori sede, lavoratore e tentato di rientrare a casa per avvicinarsi alla fidanzata stanca della sua lontananza, mi ha riportata al tempo del mio fidanzamento. Piuttosto breve per la verità, anche per quei tempi, ma estremamente impegnativo. Ciascuno di noi portava con sé la propria storia un po’ raminga, magari banale, anche dolorosa, e le nostre vicende anelavano uno sguardo che le considerasse con interesse e occhio benevolo, perfino complice. Con il matrimonio poi si sono aperti altri fronti, perché la convivenza ha richiesto di modulare non solo i ritmi di vita ma anche le piccole abitudini quotidiane sconosciute all’altro. A distanza di anni, tra le tante modalità messe in atto da entrambi per costruire una vita insieme, riconosco senza dubbio quella dell’aspettarsi. 

La giornata di domenica 27 ottobre

La chiacchierata in confidenza con uno studente fuori sede, lavoratore e tentato di rientrare a casa per avvicinarsi alla fidanzata stanca della sua lontananza, mi ha riportata al tempo del mio fidanzamento. Piuttosto breve per la verità, anche per quei tempi, ma estremamente impegnativo. Ciascuno di noi portava con sé la propria storia un po’ raminga, magari banale, anche dolorosa, e le nostre vicende anelavano uno sguardo che le considerasse con interesse e occhio benevolo, perfino complice. Con il matrimonio poi si sono aperti altri fronti, perché la convivenza ha richiesto di modulare non solo i ritmi di vita ma anche le piccole abitudini quotidiane sconosciute all’altro. A distanza di anni, tra le tante modalità messe in atto da entrambi per costruire una vita insieme, riconosco senza dubbio quella dell’aspettarsi. I cambiamenti richiesti a ciascuno per sintonizzare il proprio passo prima e la vita poi su quelli dell’altro non sono stati una passeggiata e non di rado, alternativamente, uno doveva fermarsi per aspettare. Avere a cuore la vita dell’amato ci ha resi capaci di ascolto e accoglienza, ci ha svelato che conoscersi richiede tempo e ci insegna ancora quanto e come il nostro raccontarci e le parole che ci dedichiamo siano gli artefici della nostra relazione.
«A tutti coloro che hanno atteso con amore la sua manifestazione». Attendersi dunque e anche aspettarsi, fermarsi e dare tempo all’altro di avvicinarsi e darsi il tempo per capire e trovare le modalità di condividere, è stata una delle nostre strategie per vivere insieme. Anche oggi ci dobbiamo attendere, dentro situazioni nuove, non ultimi acciacchi e malattie, che scardinano equilibri conquistati con fatica e rilanciano nell’avventura e nella sfida del vivere uniti. Vivere il matrimonio come luogo e metafora della relazione con il Padre, mi svela la dinamicità e circolarità dell’attendere; noi sposi sempre attesi dal Padre ci attendiamo reciprocamente e insieme attendiamo la sua manifestazione dentro una comunità che guarda al suo Signore Gesù.
La Parola di oggi mi invita ad attendere con amore la sua manifestazione. Vi leggo l’indugio e la gioia di serbare in cuore uno sguardo e l’eco di una Parola sempre nuova, anche scomoda e sconcertante, ma sempre e sempre proiettata verso l’oltre dei miei approdi, delle mie evoluzioni, delle mie certezze. Vi leggo anche l’attesa dolorosa di chi cerca risposte a domande laceranti, come quella di Carlo, rimasto orfano giovanissimo, al quale il Signore chiede un amore più grande, una speranza che solca i cieli, un’attesa che brucia. «Perché Dio non risponde quando gli chiediamo aiuto?». Carlo è arrossato in volto, un ciuffo di capelli gli impedisce di guardarmi con entrambi gli occhi mentre le mani si arrovellano sulla gomma pane. «Io l’ho pregato molto!». Mi impongo di non sputare parole, ma di mettere il baratro del suo dolore al centro della situazione e di riconoscere il diritto di cittadinanza al suo disorientamento, all’irrequietezza, al disagio, al disturbo che arreca a tutti, di raccogliere le forze pensando che questo è il momento di stargli vicino e con lui attendere con amore la manifestazione del Signore Gesù. 

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