La giornata di domenica 31 maggio

Qualcuno dice che ho letto tanti romanzi e che spesso questi influenzano il mio modo di pensare e di immaginare la realtà. Ecco, le letture di oggi sono sempre state fonte di impegnative immaginazioni: pensavo a quei discepoli radunati, provavo a definire le loro facce contemporaneamente spaesate, ma anche curiose, in attesa, come di chi si ostina ad aspettare perché sente che qualcosa ancora può e deve succedere. Li vedevo lì, ciascuno caratterizzato da qualcosa di particolare. 

La giornata di domenica 31 maggio

Qualcuno dice che ho letto tanti romanzi e che spesso questi influenzano il mio modo di pensare e di immaginare la realtà. Ecco, le letture di oggi sono sempre state fonte di impegnative immaginazioni: pensavo a quei discepoli radunati, provavo a definire le loro facce contemporaneamente spaesate, ma anche curiose, in attesa, come di chi si ostina ad aspettare perché sente che qualcosa ancora può e deve succedere. Li vedevo lì, ciascuno caratterizzato da qualcosa di particolare. E, mentre nella mia mente mi raffiguravo e disegnavo tutte queste scene, mi ripetevo che situazioni del genere sono davvero lontane dalla nostra dimensione umana che, in questo caso, rappresenta un limite, una distanza rispetto a ciò.
Poi, siccome tutto sommato mi piace davvero mettermi alla prova, continuavo a pensare e a cercare se, tra ciò che avevo vissuto, si poteva annoverare qualcosa di simile. E davvero con molto stupore mi accorgevo che spuntavano nella mia mente date, eventi, episodi che sicuramente vantavano una diversa scenografia rispetto a quella descritta nelle letture, ma che lasciavano spazio alle stesse emozioni, allo stesso coinvolgimento e, non di meno, allo stesso stravolgimento.
2011, anno della maturità. Bella occasione per fare un viaggio, il primo viaggio da sola con amici. Il primo viaggio che non fosse una gita o un campo. Quanta emozione! Meta: Gmg di Madrid. Accetto la proposta forse un po’ alla leggera come succede per tutte le questioni importanti della mia vita. «Ma sì dai, visito un po’, mi diverto, sto con i miei amici, partecipo a un evento che non è limitato alla mia parrocchia, conosco gente. Perfetto. Ottimo. Fatta». Tutto bene, tutto rispettava le mie aspettative. Tutto fino alla sera del 20 agosto. Intanto tutte quelle persone: ovunque mi girassi c’erano ragazzi e ragazze, e poi per di più provenienti da posti più disparati. E già questo mi provocava un’emozione indescrivibile: un mix di gioia, curiosità e timore non indifferente. Ma ciò che più mi ha lasciato senza parole è stato quel sentirmi parte di questo gruppo che si inginocchia davanti all’eucaristia, su cui cala un silenzio davvero assoluto e che non si può raccontare nel momento dell’adorazione, giovani che parlano lingue differenti gioiosamente cantano “Esta es la Juventud del Papa” all’unisono. Ero anch’io davvero stupita e fuori di me per la meraviglia come i discepoli: popoli di diverse lingue e nazioni erano lì, insieme, a contemplare lo stesso Dio, a invocare lo stesso Spirito. Ciascuno aveva carismi diversi, ciascuno membro diverso dello stesso corpo, della stessa chiesa, ma eravamo tutti lì spinti probabilmente dal ricordo di quel battesimo che ci univa. E davvero, più ci ripenso, più mi viene da avvicinare queste letture a quei momenti ineffabili: riuniti lì, in quell’aeroporto siamo stati visitati dallo stesso Spirito che aveva fatto visita ai discepoli, che su di loro aveva soffiato e che in quel momento stava mandando noi, giovani, per le strade del mondo donandoci la sua pace.

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