La giornata di domenica 5 luglio

Provo sempre tanta ammirazione e invidia per Gesù quando il vangelo racconta il suo stile mite e forte! Quanto vorrei essere come lui, è davvero una delle cose che desidero di più… e così lontana da me. Da tempo ho compreso che mitezza e fortezza sono due qualità umane che si sposano perfettamente: lo osservo in alcune persone che stimo molto, non solo alcuni grandi della storia, ma anche gente comune che mi è capitato di incrociare nella vita. 

La giornata di domenica 5 luglio

Provo sempre tanta ammirazione e invidia per Gesù quando il vangelo racconta il suo stile mite e forte! Quanto vorrei essere come lui, è davvero una delle cose che desidero di più… e così lontana da me. Da tempo ho compreso che mitezza e fortezza sono due qualità umane che si sposano perfettamente: lo osservo in alcune persone che stimo molto, non solo alcuni grandi della storia, ma anche gente comune che mi è capitato di incrociare nella vita. In loro ritrovo proprio queste caratteristiche di Gesù: la capacità di rivolgersi all’altro con comprensione, ma con fermezza, sapendo esprimere in prima persona il proprio disagio, le proprie fatiche, il proprio dissenso, senza però ferirlo, senza colpevolizzarlo, senza accusarlo. E poi la disponibilità a mettersi in sintonia, a capire in profondità cosa lo spinge a comportarsi in modo sbagliato, a far del male, senza perdere l’equilibrio, senza abbandonarsi alla rabbia furiosa che invece talvolta mi devasta in queste situazioni. E ancora la forza di distinguere da me la persona che ho davanti, per non lasciarmi trascinare in strani meccanismi psicologici di rivalsa o di umiliazione. Insomma davvero ammiro tanto chi è capace di tenere insieme pacatezza e schiettezza, giustizia e comprensione, sincerità e accoglienza.
Mi pare che Gesù possa ben dire: «Imparate da me!» perché le sue non sono solo parole. Penso alle ultime ore della sua vita. È sincero con Giuda, con Pietro, non fa finta che andrà tutto bene, non nasconde i suoi sentimenti, le sue emozioni. Eppure il suo parlare è pacato, non si lancia in accuse, non si infuria con loro. E durante le torture che i soldati gli infliggono, come dimenticare la sua frase: «Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?» (Giovanni 18,23) o il suo silenzio davanti a Pilato e a Erode, quando si rende conto che le parole non servono più a nulla? Ricordo anche altri momenti della sua vita in cui si è davvero dimostrato mite e forte. Davanti alla donna accusata di adulterio, Gesù scrive a terra e tace, poi inchioda tutti alla necessità di giudicare se stessi e non gli altri: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei» (Giovanni 8,3). Quando la sua amica Maria di Betania lo unge con il profumo, pochi giorni prima della morte, e Giuda insinua che si tratti di uno spreco, Gesù dice: «Lasciala fare!» dimostrando di comprendere in profondità le intenzioni dell’uno e dell’altra. Davanti ai pettegolezzi dei benpensanti che lo accusano di entrare nelle case e mangiare con i peccatori come Matteo e Zaccheo, il Signore risponde con acutezza e fermezza: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati» (Matteo 9,12).
Pettegolezzi maligni, insinuazioni, accuse ingiuste, cattiverie, fatiche, dolori e difficoltà. Sono situazioni che accadono anche nella mia vita. Vorrei imparare a rispondere come Gesù: con sincerità, senza giri di parole, ma senza accuse, capace di accogliere le ragioni nascoste e anche fastidiose di chi mi si presenta come nemico. Sono convinta che questo stile è la via nelle relazioni tra persone, ma anche tra popoli. E quando mi sento stanca, soprattutto stanca di me, delle mie incapacità, delle mie ricadute, che sollievo queste parole di Gesù: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero». Proprio questo cerco: la forza per migliorare e camminare verso la mitezza e la leggerezza di credere in me stessa, senza giudicarmi pesantemente, coltivando la speranza che ce la posso fare. Credo, Signore, che tu puoi aiutarmi!

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