La giornata di domenica 8 marzo

La pagina di vangelo è carica di atteggiamenti ed emozioni, vari ma molto intensi: curiosità, fiducia, timore, spavento, entusiasmo, scoperta. Sembra di vedere i discepoli a bocca aperta di fronte a qualcosa che si presenta davanti a loro e che all’improvviso si fa sentire. Tutto avviene senza che loro se l’aspettino: Gesù prende l’iniziativa di portarli in un luogo appartato, si mostra in modo nuovo, sentono una voce; tutto questo non era certo nei programmi della giornata! Nonostante la straordinarietà dell’evento, mi piace scorgere i tratti della quotidianità anche all’interno di un episodio strano e insolito come può essere la trasfigurazione.

La giornata di domenica 8 marzo

La pagina di vangelo è carica di atteggiamenti ed emozioni, vari ma molto intensi: curiosità, fiducia, timore, spavento, entusiasmo, scoperta. Sembra di vedere i discepoli a bocca aperta di fronte a qualcosa che si presenta davanti a loro e che all’improvviso si fa sentire. Tutto avviene senza che loro se l’aspettino: Gesù prende l’iniziativa di portarli in un luogo appartato, si mostra in modo nuovo, sentono una voce; tutto questo non era certo nei programmi della giornata! Nonostante la straordinarietà dell’evento, mi piace scorgere i tratti della quotidianità anche all’interno di un episodio strano e insolito come può essere la trasfigurazione. Gli amici di Gesù che lo accompagnano senza sapere dove li stesse portando, la possibilità di mostrare un aspetto vero, intimo, quasi interiore, sentire una voce che invita all’ascolto: sono dinamiche che si creano nel momento in cui si è in relazione stretta e di profonda confidenza con una persona.
Mi viene in mente qualche episodio in cui ho seguito una persona, senza sapere dove mi stesse portando, fidandomi solo perché era proprio quella persona e non qualcuno a caso; ho ben presente alcune occasioni di chiacchierate che fanno emergere esperienze e riflessioni piene di vita, quasi nascoste perché preziose e che mostrano la vera realtà interiore di me e dell’altro perché c’è una relazione che valorizza e allo stesso tempo sa custodire. Non è raro trovarsi in situazioni in cui si è presenti per ascoltare, in silenzio, senza mostrare invadenza, ma con profonda accoglienza. Tutto questo credo si possa collegare alla trasfigurazione perché cambia chi è coinvolto, rendendolo attento, curioso, stupito, grato. I discepoli si sono fidati, sono andati, hanno visto, hanno ascoltato: hanno accolto quello che qualcun altro ha preparato proprio per loro e appositamente per loro. La trasfigurazione, il mostrarsi di Gesù e l’esperienza di ascolto della parola di Dio non è qualcosa di sistemato a puntino per chiunque passi, ma è esperienza personale: Dio la prepara per me, per te, per ciascuno cercando la relazione individuale, creando le condizioni adatte e partendo dalla nostra curiosità. Non permette, però, che l’esperienza sia individuale ed esclusiva, fuori dalla quotidianità; ci prende per mano lì dove siamo, nelle relazioni che viviamo, in ciò che svolgiamo durante le nostre giornate; e, cosa ancora più rassicurante, ci invita in compagnia, non ci pone nell’imbarazzante condizione di trovarsi da soli di fronte alla novità della sua parola.
Sembrerebbe tutto bello, pensato nel dettaglio, eppure i discepoli hanno grande timore: certo, di fronte a qualcosa di grande e di importante, chi non teme? Chi non sente la responsabilità nella scelta universitaria, nel cominciare a vivere fuori dalle rassicuranti mura di casa, nel compiere una scelta di vita, nel pronunciare il “per sempre” davanti a Dio e alla comunità cristiana? Il timore si fa sentire quando si presenta di fronte a noi qualcosa di grande, di così tanto prezioso da essere fragile. L’immediata reazione potrebbe essere quella di scappare per paura di rovinare qualcosa o qualcuno, ma di fronte al nostro buttarci con la faccia a terra cercando in qualche modo di nasconderci, Dio arriva e dice «Alzati, non temere!». Un augurio a ciascuno, perché scopra ciò a cui lo sta invitando.

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