La giornata di giovedì 10 agosto

Che cosa vuol dire «morire per produrre frutto»? Perché amare la propria vita significa perderla? E, al contrario, odiarla, in questo mondo, significa conservarla per la vita eterna? E che cos’è, questa vita eterna per la quale dovrei odiare la mia vita, l’unica che conosca? Quest’estate ho grandi progetti: un viaggio sempre rimandato, per diversi motivi.

La giornata di giovedì 10 agosto

Che cosa vuol dire «morire per produrre frutto»? Perché amare la propria vita significa perderla? E, al contrario, odiarla, in questo mondo, significa conservarla per la vita eterna? E che cos’è, questa vita eterna per la quale dovrei odiare la mia vita, l’unica che conosca? Quest’estate ho grandi progetti: un viaggio sempre rimandato, per diversi motivi. I preparativi mi elettrizzano, da un po’ di tempo non mi sentivo così entusiasta, viva. Ma mio padre, anziano, viene ricoverato in ospedale. Ci sono altre persone che possono accudirlo, ma alla fine decido di non partire. Mi sento frustrata da questa rinuncia: mi sembra di rinunciare alla mia vita, che è fatta di desideri che sono solo miei. Rimane un vuoto, dentro. Che viene però colmato da affetto, tenerezza, desiderio di ricambiare l’amore ricevuto, in tanti anni. Mi sto preparando per un incontro di lavoro. Mi sento veramente carica, ho in mente alcune idee che mi piacciono proprio, non vedo l’ora di illustrarle ai colleghi. L’incontro mi permetterà di promuovere me stessa. La riunione, però, non va secondo le mie aspettative: non riesco ad inserirmi nel dibattito, che sta prendendo un’altra direzione. Sono profondamente ostile nei confronti dei presenti. Devo però ammettere che chi sta parlando non dice delle banalità, anzi, mi sta aprendo una prospettiva diversa sulla questione dibattuta, inedita, illuminante. Ho dovuto fare il vuoto dentro di me, far tacere il mio ego, per fare spazio al pensiero di un altro. Signore, le tue parole le capisco, oggi, come un invito a fare spazio, in me, alla relazione con altri, morendo un po’ a me stessa. Tu ti sei svuotato della tua condizione divina, sei caduto in terra, chicco di grano trasformatosi in spiga, in pane che si spezza per darsi a noi, a me. E mi inviti, pur nella povertà del mio amore, a seguire il tuo esempio, diventando pane spezzato per gli altri. La vita eterna sei tu, nella mia interiorità.

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