La giornata di giovedì 2 febbraio

Due persone anziane al tempio e due genitori in cammino verso Gerusalemme. Al centro della scena Gesù e tutti, mossi e ispirati dallo Spirito, al tempio lo attendono, ne parlano bene e ringraziano Dio per il dono che è questo bambino. In questo vangelo sono rappresentate tutte le generazioni, ciascuna con ruoli diversi. Di Simeone mi piacerebbe avere la speranza, la capacità di fidarsi, la serenità nei confronti della morte, che pure egli attende, ma verso la quale mostra una libertà piena, nel totale abbandono alla volontà di Dio.

La giornata di giovedì 2 febbraio

Due persone anziane al tempio e due genitori in cammino verso Gerusalemme. Al centro della scena Gesù e tutti, mossi e ispirati dallo Spirito, al tempio lo attendono, ne parlano bene e ringraziano Dio per il dono che è questo bambino. In questo vangelo sono rappresentate tutte le generazioni, ciascuna con ruoli diversi. Di Simeone mi piacerebbe avere la speranza, la capacità di fidarsi, la serenità nei confronti della morte, che pure egli attende, ma verso la quale mostra una libertà piena, nel totale abbandono alla volontà di Dio. Mi vengono in mente le parole di fratel Luc, medico e monaco cistercense francese, morto in Algeria nel 1996 assieme ad altri cinque suoi confratelli per aver scelto di rimanere accanto alla popolazione vittima del terrorismo fondamentalista.
Dice fratel Luc nel film “Uomini di Dio”: «Non ho paura della morte, sono un uomo libero». Di Anna ammiro la radicalità delle scelte e la capacità, attraverso la preghiera, di trasformare le sue sofferenze in una lode a Dio e in servizio e testimonianza per gli uomini. Ma chi più mi coinvolge sono i due adulti, Maria e Giuseppe, che con il bambino fecero ritorno alla loro città. Adempiuta ogni cosa, secondo la legge del Signore, anche per me viene il bello e il difficile: tornare alla quotidianità, tornare ai ritmi del lavoro, dello studio, delle responsabilità mie proprie e, soprattutto, nei confronti delle persone che mi circondano, giovani, bambini, anziani, adulti, disabili. In tutte queste persone vorrei riuscire a vedere quel bambino, vorrei spendermi perché possa crescere forte, sapiente e in grazia di Dio. In queste persone, quel bambino che deve essere al contempo centro della mia attenzione e ragione di vita per me, fine ultimo della mia responsabilità educativa e mio maestro, destinatario delle mie cure e roccia su cui fondare la mia casa.
Tenere presente tutto questo ogni giorno, anche quando i bambini che mi sono affidati spariscono alla mia vista senza avermi avvisato, quando i giovani si ribellano a quanto cerco di trasmettere loro, quando adulti e anziani si mostrano scontrosi, faticano a capirmi e mi criticano… non è sempre facile. In questo mi siano d’aiuto la preghiera delle tante Anna che fortunatamente pregano anche quando io non prego, la saggezza dei tanti Simeone che con serenità mi richiamano al cuore della vita quando io tendo a guardare altrove, la testimonianza dei tanti Giuseppe e Maria che con fede e umiltà portano avanti la loro missione lì dove la vita li chiama a essere ogni giorno, anche quando la mia fede vacilla e l’umiltà viene meno. E grazie a quel bambino, che io possa sentire alla fine lo Spirito di Dio su di me.

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