La giornata di martedì 2 febbraio

La «festa della candelora», così fin da piccola ho sentito chiamare la memoria liturgica che oggi ricorre. E non posso non tornare con la mente alle candeline accese all’inizio della celebrazione, che per me da bambina erano segno di festa, e alla nonna che mi accompagnava alla celebrazione. Se penso alla sintesi di questo vangelo affiorano in me due immagini, due riflessioni: quella della luce e quella della testimonianza di fede.

La giornata di martedì 2 febbraio

La «festa della candelora», così fin da piccola ho sentito chiamare la memoria liturgica che oggi ricorre. E non posso non tornare con la mente alle candeline accese all’inizio della celebrazione, che per me da bambina erano segno di festa, e alla nonna che mi accompagnava alla celebrazione. Se penso alla sintesi di questo vangelo affiorano in me due immagini, due riflessioni: quella della luce e quella della testimonianza di fede. La luce che è Gesù per ogni uomo, quella luce che quaranta giorni fa ha illuminato la grotta di Betlemme e che oggi si manifesta «a tutti i popoli». La trasmissione e la testimonianza di fede degli anziani, Simeone e Anna così come Maddalena, mia nonna.
Il richiamo che, perciò, oggi sento particolarmente vivo in me è quello a rinnovare la testimonianza di questa luce; come fanno Simeone e Anna che non sentono la stanchezza per i loro anni e tanto meno si tirano da parte perché anziani, ma che continuano a servire e testimoniare affinché la loro vita trovi completezza nell’incontro con la luce di Cristo. La vecchiaia di Simeone e le due parole riguardo le vicende di Anna mi suscitano l’idea che la loro non sia stata una vita semplice, un po’ come ciascuna delle nostre, ma entrambi ci dimostrano che Gesù «per avere sofferto personalmente, è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova» e dimostrano che l’aiuto e la promessa del Signore prima o poi arrivano per chi crede con fede. Questa certezza mi invita ad essere testimone con la mia vita, senza farmi scoraggiare da ciò che questa mi pone davanti: Simeone ci insegna ad essere uomini e donne che ascoltano la Parola, che si lasciano guidare dallo Spirito e con l’aiuto di questi sanno discernere gli avvenimenti mettendo Dio al primo posto, sempre certi che dal Signore viene ogni consolazione e che l’incontro con lui ci fa vivere nella pace.
Ma un aspetto che mi ha sempre fatto sentire particolarmente vicino questo vangelo è la figura di Anna: l’ho sempre immaginata anziana, sì, ma indaffarata per le necessità del tempio. L’ho sempre vista come una donna rimasta vedova in giovane età, senza figli, che si mette al servizio del Signore. Mi è vicina questa figura perché è un po’ immagine della mia vita. Anche io vedova giovane e senza figli nella comunità e nella vicinanza del Signore ho trovato lo stimolo per non arrendermi. Pensare ad Anna ha accresciuto in me il desiderio di «vivere giorno e notte senza mai allontanarsi dal tempio», immaginando che per lei il tempio fosse come per me la Chiesa, ovvero un luogo dove trovare la forza per non sentirmi sola e mettermi al servizio.

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