Alla ricerca della promessa

Non poteva mancare in questo mese una attenzione speciale per la realtà giovanile. La celebrazione della XV assemblea generale ordinaria dei vescovi (3-28 ottobre) in un certo senso lo impone. Lo faccio più che volentieri perché le nuove generazioni ci stanno a cuore. Meglio, ci stanno a cuore i giovani d’oggi proiettati a essere artefici del domani.

Alla ricerca della promessa

Il Sinodo ha per tema I giovani, la fede e il discernimento vocazionale.
È evidente che i padri sinodali non faranno un discorso sociologico (sarebbe quantomeno anomalo non essendoci i diretti interessati), ma si interrogheranno sul ruolo della comunità ecclesiale.

Non sia forviante il riferimento al “discernimento vocazionale” pensando immediatamente alla vita consacrata.
Viviamo in un’epoca nella quale il tema vocazionale è guardato con sospetto se non con rifiuto. Questo perché si considera il termine “vocazione” solo in riferimento alla scelta sacerdotale, religiosa, consacrata. La pertinenza è molto più ampia.

Ogni persona è chiamata a dare un senso alla propria vita, a trovare la strada che le permette di valorizzare i doni ricevuti da Dio. Ciò significa corrispondere a una chiamata che è già dentro da sempre, a una promessa affidata che chiede di essere creduta e vissuta.

È il compito arduo di ogni creatura umana, credente o meno.
Un compito che investe soprattutto il tempo della giovinezza nel quale le strade sono aperte e le potenzialità enormi. Diventare prete o suora o monaco sono alcune delle realizzazioni vocazionali possibili. Per la maggior parte c’è la vita matrimoniale, il progetto cristiano di coppia, forme di donazione secolare...

A partire dalla fede in una promessa divina che ci precede, matura il progetto di vita come risposta.
Accompagnare i giovani nella crescita è sostanzialmente un esercizio vocazionale: aiutarli a far sì che la promessa racchiusa nel loro cuore possa arrivare a compimento. La pastorale giovanile di una parrocchia, in questo senso, è sostanzialmente una pastorale vocazionale.

Anche a voi i giovani stanno a cuore. Lo sento nelle decine di telefonate e lettere che arrivano in Associazione. Sono ansie di mamme e di nonne per figli e nipoti di fronte ai problemi e ai rischi della crescita.

Sono le domande poste da lettori a volte smarriti rispetto a un passato nel quale l’educazione dava una certa impronta e le regole erano chiare. Sono le questioni poste da catechiste, insegnanti e formatori che ci mettono l’anima per far crescere e accompagnare i ragazzi alla scoperta di Gesù e alla adesione di fede.

Oggi si tratta, appunto, di accompagnare, non di trascinare o spingere.
È necessaria la pazienza e la fiducia dei tempi lunghi. È necessario agire “con” i giovani, piuttosto che “per” i giovani. Un percorso di coinvolgimento più lungo, ma più fruttuoso. Troppo spesso parliamo dei giovani, ma loro sono assenti. Progettiamo senza di loro cammini fatti di aspettative e desideri solo nostri. Ma loro sono sulla strada, in piazza, al bar... E cosa vedono in noi adulti? Quanta coerenza possono cogliere negli atteggiamenti rispetto alle parole che escono fluide dalla nostra bocca?
Il vero educatore è il testimone che permette alle promesse di diventare realtà senza illudere.

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