Felici, perché liberi

L’austero segno delle ceneri, con il suo simbolismo severo e il suo sapore di autenticità, in realtà è “buona novità”: tu puoi non essere uno schiavo, tu sei un nobile e libero figlio di Dio!

Felici, perché liberi

Gesù ci ha avvisati: la sete di possedere sempre di più può diventare nostro padrone e prendere il posto di Dio.

Solo che Dio ci fa esistere, ci protegge e guida a pienezza la nostra vita, perché ci ama; invece “mammona” (come lo chiamava Gesù) viene per sfruttarci, per dissanguare la nostra anima. Nelle nostre società questo idolo ha acquistato un potere enorme.

Viviamo in un mondo globalizzato.
Le comunicazioni scavalcano le distanze e ciò che succede, che so io, in Cina, ha delle conseguenze anche nel piccolo paese dove abito. Il problema non è la globalizzazione in sé, ma il fatto che non esistono organismi che riescano a dirigerla. Nei singoli Paesi (e in parte nella nostra Europa) esistono governi che potrebbero, ma non sempre possono e non sempre vogliono, guidare i processi economici con il criterio del bene comune. A livello globale questo non esiste e anche strutture come l’ONU, che pure sono indispensabili, si dimostrano inadeguate.
In una situazione di liberismo economico quasi assoluto quale è la nostra, sono i grandi capitali che riescono a scorrazzare da una parte all’altra del mondo, sostanzialmente senza ostacoli. Naturalmente i grandi capitali si muovono non in vista del bene comune, ma dei loro profitti e fanno di tutto per massimizzarli.
Tra le tante cose che fanno, ci bombardano continuamente con stimoli di propaganda, poiché possono controllare i grandi mezzi di comunicazione, ci impongono modelli di vita, provocano in noi bisogni artificiosi.

Tutto questo, se non opponiamo resistenza, ci condiziona e ci modifica.
In particolare ha indotto nella nostra mentalità due caratteristiche che, tra le altre cose, spiegano la crisi dei rapporti familiari e la drammatica erosione della fede a cui assistiamo con angoscia e con un senso di impotenza.

Si tratta anzitutto di una superficialità determinata dall’eccesso di stimolazioni delle nostre pulsioni, emozioni, bisogni, desideri; e ciò a spese di un rattrappirsi crescente dei sentimenti profondi. E in secondo luogo di un modo individualistico di sentire, pensare e agire a spese dei rapporti con il prossimo, come se un “io” diventato sempre più gonfio schiacciasse il “noi” riducendone sempre di più il respiro.

Ma noi, perché la nostra vita sia bella perché autentica e buona, abbiamo bisogno dei sentimenti profondi, senza i quali vi possono essere soddisfazioni, ma non gioia autentica e tanto meno felicità; e abbiamo bisogno dell’apertura positiva agli altri, senza la quale finiamo per essere gli uni per gli altri un ostacolo e un pericolo, mentre la felicità dipende dalla buona qualità umana dei rapporti.

La Quaresima arriva con la proposta di una vita più sobria, più austera.
Poiché è in contrasto con le caratteristiche appena ricordate, può apparire antipatica e ottenere poco seguito. In realtà si tratta della nostra liberazione. Liberazione da quei condizionamenti che fanno sì che altri controllino le nostre vite a vantaggio del loro arricchimento, il cui prezzo però è l’immiserimento della nostra anima, il calo di valore umano delle nostre esistenze.
La Quaresima ci invita a riprendere padronanza di noi stessi con la pratica di astinenze e rinunce che contrastino le dipendenze che subiamo, che smascherino la falsità delle promesse che esse sbandierano. Così impariamo a essere contenti quando abbiamo il necessario e a non guastarci la gioia desiderando mille cose inutili. Impariamo a non ritenerci infelici se non acquistiamo questo o quell’oggetto, e a sentirci orgogliosi di poter riprendere in mano la nostra vita e indirizzarla verso quella pienezza a cui l’insegnamento di Gesù, in parole ed esempi, ci guida. Pienezza che ha una sola identità: l’amore.
L’austero segno delle ceneri (14 febbraio), con il suo simbolismo severo e con il suo sapore di autenticità, in realtà è “buona novità”, vangelo: tu puoi non essere uno schiavo, tu sei un nobile e libero figlio di Dio! Detto da un Dio che ci ama e ci guida verso la Pasqua, la pienezza di vita e di gioia del Signore risorto.

don Chino Biscontin

Copyright Difesa del popolo (Tutti i diritti riservati)