Un cuore che ascolta

Quando pensiamo al mistero del Verbo fatto carne è del tutto naturale aprirci all’ascolto della sua parola, fino a cercare di comprendere il senso profondo dei suoi gesti che amplificano quello delle parole.
Questo certamente non solo è vero, ma rappresenta la sfida quotidiana di ogni discepolo chiamato ad ascoltare per poter poi mettere in pratica.

Un cuore che ascolta

La tradizione ebraica ha fatto del testo del Deuteronomio una sorta di giaculatoria per ogni pio israelita:
«Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze» (Dt 6, 4-5).
Da parte sua, il Signore Gesù, davanti alla benedizione entusiasta di una donna che evoca la beatitudine di colei che lo ha “allattato” (Lc 11, 27), non esita a rispondere in modo assai forte: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano» (Lc 11, 28).

Ciò che forse non ricordiamo abbastanza è il fatto che, nel mistero della sua incarnazione, il Verbo, che è la Parola eterna del Padre, si è fatto ascolto di ciascuno di noi e, soprattutto, di ogni sofferenza.
Colui che è la parola stessa di Dio si rivela come l’orecchio assoluto dell’Altissimo teso a ogni grido umano. Il mistero dell’esodo diventa così attitudine abituale di Dio nella storia tanto da diventare lo stile e la missione propri della comunità dei discepoli che è la Chiesa: «Dio ascoltò il loro lamento, Dio si ricordò della sua alleanza con Abramo, Isacco e Giacobbe. Dio guardò la condizione degli Israeliti, Dio se ne diede pensiero» (Es 2, 24-25).

Ora, la mansuetudine e la mitezza, se sono le caratteristiche proprie del Maestro, devono diventare lo stile inconfondibile e riconoscibile di ogni discepolo, chiamato a essere continuamente e completamente in ascolto degli altri per accoglierli nei loro bisogni più profondi e urgenti, sapendo mettere tra parentesi ogni pregiudizio e ogni paura della differenza, che troppo facilmente si trasforma in diffidenza.

Il Verbo si è fatto carne certo per parlare, ma prima di tutto per ascoltare attraverso un mistero di compassione che si fa ministero di guarigione. Per questo ciascuno di noi per essere il più generosamente possibile discepolo del Vangelo non può che fare sua l’invocazione del giovane Salomone: «donami un cuore che ascolta». L’arte dell’ascolto diventa ogni giorno un compito appassionato. L’ascolto della Parola di Dio fa tutt’uno con l’ascolto di ciò che accade dentro di noi e ciò che ci interpella nella storia di ogni giorno, soprattutto di quanti soffrono accanto a noi.

Ascoltare, secondo le Scritture, non è un’operazione delle orecchie, ma è prima di tutto un’attitudine del cuore.
Lo imparò Ignazio di Loyola nel suo cammino di conversione e quando passò la sua notte di preghiera e di resa davanti alla Madonna di Montserrat, i suoi occhi si aprirono a uno sguardo completamente nuovo sulla vita. Un monaco benedettino ascoltò la confessione di Ignazio e, molto probabilmente, lo introdusse all’arte spirituale delineata dalla Regola benedettina che comincia così: «Ascolta, o figlio... inclina l’orecchio del tuo cuore».

fratel MichaelDavide Semeraro

Copyright Difesa del popolo (Tutti i diritti riservati)